Palazzo Albertini a Napoli: Storia e Origine del Monumentale Edificio

Foto Magna Grecia Commonwealth

Su quella che ai tempi di Gioacchino Murat era chiamato Corso Napoleone a Napoli, e che divenne poi via Santa Teresa degli Scalzi, sorge il monumentale Palazzo Albertini dei principi di Cimitile.

Vediamo la storia di questo importante edificio.

Palazzo Albertini a Napoli: Origine, Storia e Descrizione

Conosciuto in passato anche col nome di Palazzo Acquaviva d’Atri, dai primi proprietari, il
palazzo su commissione di Giovanni Battista Albertini, Principe di Cimitile, a partire dal
1774.

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Il progetto fu dell’architetto Giuseppe Astarita.

L’edificazione dell’edificio avvenne su precedenti costruzioni seicentesche demolite e appartenute al giudice Sorrentino.

Il principe di Cimitile acquistò da Carlo Acquaviva d’Aragona, dei Conti di Conversano.

I lavori iniziarono dal piano terra mentre ancora tutto da costruire era il piano Nobile, quello superiore e lo scalone monumentale.

Un caso curioso avvenne durante la sospensione dei lavori, quando sul piazzale antistante erano presenti alcuni blocchi di piperno da lavorare sul cantiere.

Gli agostiniani ne approfittarono rubandoli e conservandoli nel giardino.

L’evento fu denunciato, ma non ebbe esito perché i monaci riuscirono a corrompere gli incaricati all’indagine.

A dirigere i lavori Niccolò Carletti, a cui poi subentrò nel 1775 Giuseppe Fulchignoni.

Vennero rifatti gli ambienti e in particolare la scala interna, di pianta quadrata, che si innalza con un unico rampante.

La scala era racchiusa tra pilastri a loro volta legati alle volte a crociera da fasce.

Molti studiosi, tra cui Arnaldo Venditti, hanno dato per certo l’intervento di Carlo Vanvitelli nella direzione dei lavori.

Approfondite ricerche hanno però smentito tale ricostruzione.

Con l’apertura di via Santa Teresa degli Scalzi, inaugurata nel 1810, si resero necessari altri interventi sul palazzo.

A contribuire a ciò il fatto che la costruzione era in salita, perciò si realizzò un basamento.

Necessaria fu anche l’apertura di altri due ingressi su vico Cimitile, permettendo un più comodo accesso sia al giardino che alle abitazioni dei piani superiori.

Il principe di Cimitile Fabio Albertini, per i suoi interessi bibliografici, vi fece istituire al suo interno una delle più ricche biblioteche della città.

Non solo, vi fece anche una notevole quadreria visitata nel 1861 dal pittore e scrittore Charles Lock Eastlake.

Passaggio ai Marulli e poi ai Calabria

Il palazzo passò alla famiglia Marulli d’Ascoli in seguito al matrimonio della principessa Eliza Mary Rose Grainger, vedova del principe Giovanni Battista Albertini, con Sebastiano Marulli.

In seguito, lo acquistò la famiglia Calabria il cui principale esponente fu Giacomo, senatore del Regno.

Per questo, viene oggi comunemente chiamato nel quartiere palazzo Calabria.

Sul portale superiore al livello stradale l’edificio reca ancora l’effigie nobiliare dei Calabria.

Alcuni decenni fa il palazzo divenne un condominio.

Alla fine anni settanta del XX secolo si è restaurato sotto la direzione di Roberto Pane.

All’ interno vi sono ancora ottimamente conservati numerosi ambienti affrescati e stuccati.