Salerno, Ospedale San Leonardo: 6 mila firme per la Breast Unit

Quando si parla di sanità al Sud Italia, si sentono sempre lamentele e toni disfattistici, e anche per l’Ospedale San Leonardo di Salerno è stato spesso così.

Dopo le brutte notizie di ieri, come quella del piede amputato trovato nella biancheria da lavare dell’Ospedale San Leonardo, stemperiamo i toni e valorizziamo ciò che di positivo si fa al nosocomio salernitano.

Senza però tralasciare il fatto che molte cose devono cambiare, e in meglio.

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Ci sono unità ospedaliere che funzionano al Ruggi, e sembra che facciano davvero bene il loro lavoro.

E’ il caso infatti della Breast Unit.

Alcune pazienti donne che hanno purtroppo sperimentato la piaga del tumore al seno, ma sono poi guarite grazie alle professionalità della struttura, si sono e si stanno tuttora impegnando per rendere migliore la Breast Unit.

Lidia Avossa, portavoce di questo gruppo, dichiara: «Abbiamo raccolto seimila firme: vogliamo che la Breast Unit abbia posti letto e più personale per implementare le sedute in sala operatoria – e continua – Solo così sarà possibile ridurre drasticamente le liste di attesa, che in caso di patologie benigne possono arrivare fino a 180 giorni, e garantire un’assistenza migliore a chi deve fronteggiare un percorso lungo e doloroso.

Vogliamo denunciare la costante e continua mancanza di attenzione verso le pazienti affette da patologia mammaria tumorale, che necessitano di cure tempestive e le mille difficoltà che affrontiamo noi e i bravissimi medici e paramedici della Breast Unit che non disponendo di un proprio spazio in cui accogliere le pazienti, sono costretti a chiedere ospitalità­ ad altri pur di operare»

Il fatto che non ci sia un reparto preposto purtroppo è una realtà che genera non pochi disagi.

I racconti di queste donne, infatti, non sono certo idilliaci:

Rosalba Schiavone, altra paziente, lamenta:

«Sono entrata in sala operatoria alle 13 per una mastectomia. Un intervento lungo e complesso che dura dalle quattro alle cinque ore. Alle 8 del giorno dopo mi hanno fatto alzare per fare ritorno a casa perché in Chirurgia generale servivano i letti. Non ho avuto neppure il tempo di riprendermi dall’anestesia. Stavo malissimo e non riuscivo a muovermi, ma non c’è stata altra soluzione».

Anche Antonietta Oliva e Sandra Cardaropoli hanno rilevato dei disservizi non indifferenti: «Di notte, dopo l’intervento, non abbiamo avuto l’assistenza di nessuno».

Queste segnalazioni raccontano fatti a dir poco vergognosi e dispiacciono soprattutto perchè così l’ottimo lavoro svolto dai medici nella Breast Gerardo Siani e Maria Lamberti, coadiuvati dalle infermiere Gina, Loredana e Serena, e dalle volontarie dell’associazione Angela Serra, rischia di essere inficiato dalle carenze della struttura dell’Ospedale San Leonardo.

«Sono stata sottoposta a una mastectomia bilaterale – riferisce la paziente Anna Sica – Dovevo ricevere delle trasfusioni e in reparto un infermiere mi disse a chiare lettere: “Voi della Breast date solo fastidio”. Non ho avuto la forza di reagire, perché avevo un doppio drenaggio, ero immobile a letto e sono stata costretta a farmi aiutare per andare in bagno da una signora che era ricoverata nel letto di fronte al mio».

Scandoloso, e nonostante queste situazioni la Breast Unit dell’Ospedale San Leonardo è un’eccellenza e lo testimoniano persone come Gerardina Ferrentino, che spiega:

«Dovevo operarmi a Milano, alla fine ho preferito il Ruggi perché ho trovato un’umanità ed una professionalità incredibile. La dottoressa Lamberti è stata una sorella, ha saputo darmi sicurezza e dolcezza, informandosi costantemente delle mie condizioni fisiche e psicologiche».

Siamo tutti d’accordo che medici e personale con questa umanità, che assistono i pazienti instancabilmente dando loro anche sostegno psicologico (perchè, si sa, scoprire certe malattie è una choc non indirfferente) meritino una struttura di livello, che dia adeguato lustro al loro lavoro e specie per la tutela della vita degli stessi pazienti.

Grazia Nastri, non è l’unica ad aver scoperto di avere un tumore al seno grazie alla Breast.

Nel suo caso, infatti, mammografia ed ecografia non avevano dato nessun risultato.

Racconta: «Non sono l’unica, purtroppo capita più spesso di quanto si immagini. Quando mi hanno diagnosticato il carcinoma ero in uno stato totale di choc. Sono rimasta un’ora e mezza a piangere nella stanza della dottoressa Lamberti che mi ha accolto e seguito in tutto»

La prevenzione, come ricorda Ida Di Lorenzo, volontaria dell’associazione Serra, oggi paziente, in situazioni come queste è fondamentale, e aggiunge:

«Ma quando purtroppo ci si ritrova a fare i conti con la malattia, l’assistenza è tutto. La Breast è un centro all’avanguardia, dove siamo seguite dall’inizio alla fine di questo percorso, potendo contare anche sull’assistenza di psicologie nutrizionisti. Vogliamo fortemente un reparto con dei posti letti, ma allo stesso tempo chiediamo che l’ambulatorio non chiuda i battenti. Per noi è un punto di riferimento prezioso e deve esserlo per tutte le donne che si trovano nelle nostre condizioni».