Territorio

Ospedale di Nocera, Tommasetti: “I pazienti nei corridoi non sono da Paese civile”

I pazienti non possono essere abbandonati al loro destino nei corridoi di un ospedale”. E’ il monito lanciato dal consigliere regionale della Lega Aurelio Tommasetti, già Rettore dell’Università degli Studi di Salerno. Quest’ultimo ha denunciato la grave situazione creatasi al presidio ospedaliero Umberto I di Nocera Inferiore, già oggetto di un duro affondo da parte della Fials.

Un problema non di poco conto anche per numerosi cittadini della Costiera Amalfitana, specie di Tramonti e, in generale, della zona dei Monti Lattari, che ha nel presidio nocerino, in molti casi, il primo punto d’approdo per la gestione di numerosi pazienti.

Quando non c’è posto per accogliere i pazienti nei reparti significa che il sistema sanitario è sull’orlo del collasso – osserva TommasettiNon restiamo inermi di fronte alle immagini che documentano i disagi all’ospedale nocerino, punto di riferimento per un territorio molto ampio, con utenti, alcuni a quanto pare persino con il Covid, ammassati nei corridoi, ognuno nella propria barella e per forza di cose privati dell’assistenza di cui avrebbero bisogno, senza ossigeno e campanello di chiamata. Per non parlare, come giustamente sottolinea il sindacato, della privacy violata. In queste condizioni come si fa a parlare ancora di diritto alla salute?”.

Il consigliere regionale ha lanciato, dunque, un appello sia all’Asl che alla Regione Campania: “Siamo ormai arrivati a livelli inconcepibili e che nulla hanno a che fare con la sanità di un Paese come l’Italia. A Nocera Inferiore è solo la punta dell’iceberg ma nelle altre strutture, come abbiamo modo di verificare regolarmente, le cose vanno altrettanto male: la mancanza di posti letto, che comunque non possono essere attivati senza il personale in grado di fornire assistenza, è ormai una costante negli ospedali della provincia di Salerno e della Campania. Non possiamo che abbracciare quei professionisti costretti a operare in condizioni precarie, veri baluardi della nostra sanità. Ciò non si può dire dei vertici aziendali e istituzionali che non muovono un dito per cambiare rotta”.

Andrea Bignardi

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