Omicidio Ravello: dopo quasi due anni arrestato il compagno della vittima

E’ stato arrestato anche lui, il compagno di Patrizia Attruia, la donna trovata cadavere all’interno di una cassapanca il 27 marzo 2015. L’arresto è stato operato dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Amalfi, coordinati dal capitano Roberto Marina, questa mattina su disposizione della Procura di Salerno.

Le manette sono scattate nelle prime ore della mattinata «in esecuzione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Salerno, su conforme richiesta di questa Procura della Repubblica nei confronti di Lima Giuseppe classe 1967, per aver partecipato, in concorso con Dipino Vincenza, all’omicidio ed all’occultamento del cadavere della di lui compagna Attruia Patrizia avvenuto in Ravello fra il 26 ed il 27 marzo 2015» si legge nella nota a firma del procuratore aggiunto Luca Masini.

Il provvedimento cautelare nei confronti dell’uomo è stato richiesto, così come di apprende dalla nota, a seguito delle ulteriori indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Amalfi sull’omicidio per il quale, nell’immediatezza dei fatti, venne arrestata soltanto la donna convivente della coppia, la quale pare avesse confessato di aver ucciso, da sola, la rivale. Nei confronti della donna è in fase di celebrazione il processo di primo grado dinanzi alla Corte d’Assise di Salerno.

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«In particolare si sono rivelate decisive le ulteriori indagini dei Carabinieri di Amalfi che hanno permesso di confutare l’alibi difensivo prospettato dall’indagato, Lima Giuseppe, nonché la precisazione dell’orario del decesso della vittima, le immagini registrate da una telecamera di videosorveglianza successivamente acquisite, gli accertamenti autoptici, le disposte consulenze medico legali, e, in aggiunta, la chiamata in correità nei confronti del Lima effettuata dalla complice Dipino che in un primo momento aveva dichiarato di avere agito da sola», conclude poi la nota a firma del procuratore di Salerno.

Il sentore che la posizione di Lima fosse stata messa fortemente in discussione si ebbe a settembre con il colpo di scena nella fase dibattimentale sul delitto di Ravello il cui processo a carico della presunta principale indiziata ha preso il via lo scorso 3 ottobre. In quell’occasione il gup Sergio De Luca respinse la richiesta di rito abbreviato avanzata dal legale di fiducia dell’uomo inviando gli atti al pubblico ministero Cristina Giusti per una revisione del titolo di reato.

Questo perché l’ipotesi che l’uomo, accusato di concorso nell’occultamento di cadavere, potesse aver soltanto aiutato la Dipino a nascondere il corpo della vittima «non trova sufficiente giustificazione nelle risultanze investigative, le più significative delle quali orientano per una diversa ricostruzione dell’episodio».

Il gup De Luca nell’ordinanza di sostituzione degli atti al pm, parlò anche di «sostanziale inaffidabilità di tutte o parte delle dichiarazioni rese dagli imputati» oltre a ripetere più volte la frase «assoluta certezza» in riferimento alla presunta partecipazione di Lima all’omicidio.

Un delitto a tinte fosche che sconvolse Ravello e l’intera Costa d’Amalfi e che sarebbe stato l’epilogo di una tumultuosa convivenza, a cui la stessa Dipino diede vita invitando la Attruia e il suo compagno a trasferirsi nell’abitazione di San Cosma.

La morte, così come accertato in sede di indagine, sarebbe avvenuta dopo una lite, probabilmente per motivi passionali. E secondo le risultanze medico legali potrebbe essere avvenuta addirittura prima del 27 marzo 2015, giorno in cui venne rinvenuto il cadavere all’interno di una cassapanca dopo l’allarme lanciato da un funzionario del comune di Ravello a cui poco prima l’uomo, oggi finito in manette, telefonò per comunicargli il decesso della sua compagna e chiedergli consigli su come comportarsi.