Si punta al 2025 per l’apertura del nuovo nosocomio cittadino. La scadenza emerge dalle parole di De Luca, il quale ha parlato a margine del taglio del nastro in piazzale Gino Strada. La «battaglia» sul riequilibrio finanziario del riparto del fondo sanitario.
Sulle colonne del quotidiano La Città emergono particolari interessanti sulla questione nosocomio a Salerno. E il covid, questa volta, non c’entra. A margine dell’inaugurazione del nuovo parcheggio – 80 posti auto destinati ai dipendenti della struttura – intitolato al fondatore di Emergency Gino Strada, il Presidente di Regione De Luca ha tracciato il bilancio sul nuovo policlinico cittadino. Che, dati alla mano, dovrebbe vedere la luce non prima del 2025.
«Il progetto esecutivo e la gara d’appalto saranno conclusi nel 2022», il diktat di De Luca che poi entra nel dettaglio. «Il progetto esecutivo sarà concluso a maggio mentre la gara è prevista per fine settembre. Tra ottobre e novembre si sceglierà l’impresa che dovrà eseguire i lavori, ci saranno tre turni per coprire l’arco delle 24 ore lavorative al giorno. Tutto si dovrà chiudere in due anni e mezzo», il cronoprogramma di De Luca.
Ingenti le risorse per il presidio cittadino, ha precisato il presidente della Regione, ricordando gli ascensori e gli impianti datati ha parlato di 350 milioni di euro da utilizzare «Sulla carta, ma arriveremo sotto i 500 milioni di euro con l’aumento dei costi». Ha parlato di cifre notevoli a disposizione della Sanità dopo l’uscita dal commissariamento, sarà possibile impiegare in nuovi ospedali 1 miliardo 300 milioni di euro, oltre ad altri 300 milioni per interventi più limitati, che saranno utilizzati anche per gli presidi campani come per il Ruggi d’Aragona e per gli altri ospedali da quelli di Cava e Mercato San Severino.
De Luca ha evidenziato come ci sia «una truffa sulla pelle dei campani con 300 milioni di euro in meno ogni anno». Continuerà, spiega il Governatore, la «battaglia» per il riequilibrio finanziario del Riparto del fondo sanitario. E per le case comunità per le quali, ha detto, «non c’è chiarezza», non c’è una pianificazione tale da consentirne l’avvio.
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