Minori: ultimo atto dei Battenti. Dall’alba in cammino armonizzando il canto in “ton’ e ncoppe” / Video

Ha iniziato da ieri a rivivere l’emozionante e suggestivo scenario della Settimana Santa. Minori, nota ai più come città del gusto, si trasforma in questi giorni in città della passione. Per effeto di quella tradizione ancestrale dei Battenti e dei loro canti in cui si fondono il forte sentimento religioso, che ha sempre contraddistinto la città, e l’atto di dolore dei confratelli dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento che negli anni hanno preservato, tramandato e valorizzato una manifestazione extrareligiosa secolare. Un fenomeno di contemporaneità che conserva la contaminazione della storia popolare. Ma più ancora un corpo unico e individuale, quegli incappucciati, che con i loro canti e le loro tradizioni raccontano la morte nei giorni di passione. Lo stile dei canti di Minori mette ogni anno tutti di fronte alla tenacia e alla forza di chi possiede questa tradizione. «Gente che ha saputo tramandarsi questi canti senza avere compromessi con l’autorità ecclesiastica» disse il musicologo Roberto De Simone. Un rituela che si ripete con la solita, intensa, carica di pathos che narra di una identità culturale. Ma più ancora di una grande autonomia culturale. I riti hanno inizio il pomeriggio del Giovedì Santo quando, dalla congrega del SS. Sacramento, i Battenti, intonando canti in “ton’ e Vascie”, escono in corteo per incamminarsi lungo i sentieri dei villaggi e le strade del paese, toccando le principali chiese del centro storico di Minori e delle frazioni, terminando la lunga ed estenuante processione a notte fonda nella Basilica di Santa Trofimena. E all’alba di oggi,  Venerdì Santo, i Battenti hanno ripreso il loro cammino armonizzando il canto in “ton’ e ncoppe”. A mezzogiorno uno dei momenti più suggestivi dell’intera Settimana Santa: il corteo giunto nella Basilica di Santa Trofimena atteso da tutto il popolo. In un’atmosfera di profonda religiosità e in assordante silenzio i battenti hanno poi intonato gli ormai famosi “canti e dint’ a chies”, melodie di dolore evocanti le atrocità della via Crucis. Una doppia tonalità che non può essere frutto del caso. Perché si tratta di testi unici e melodie che non si ritrovano in nessun’altra manifestazione della Settimana Santa in Italia.