L’abbandono dei limoneti è la prima causa del malsecco. Il presidente dell’Associazione L’Innesto e già sindaco di Cetara Secondo Squizzato, che mette in rete e tutela piccoli e micro coltivatori dell’oro giallo della Divina, traccia un quadro non particolarmente roseo della situazione che si trovano a vivere coloro che, a vario titolo, operano nel settore della limonicoltura in Costiera, flagellata, prima ancora che dalle spore che intaccano gli alberi, dalla scarsa cura dei terreni.
“Una cosa è certa: il mal secco avanza in misura direttamente proporzionale all’abbandono di alcune coltivazioni – sottolinea – E più il mal secco attacca le colture abbandonate, maggiore è la probabilità che aggredisca le colture”.
Di qui, dunque, la richiesta di un’azione sinergica: i coltivatori, da soli, non possono difendersi, e le spore che provocano il malsecco infatti possono estendersi alle piantagioni adiacenti.
Un intervento economico ed operativo, quello auspicato da Squizzato, che dovrebbe andare oltre lo status giuridico dei coltivatori: “Spesso ci si accorge del problema troppo tardi. E in quel caso non conta se si è iscritti come agricoltori oppure no: questo tipo di patologia non viene contrastato se l’abbandono dei limoni cresce – ha aggiunto – Mi è capitato di assentarmi un mese dalla mia coltivazione, mi sono ritrovato mezza pianta morta attaccata, se mi fossi accorto prima dell’attacco dei parassiti probabilmente l’avrei salvata. Il crescente abbandono dei terreni incide anche su chi sta cercando di coltivare i limoni, indipendentemente dal fatto che sia registrato come imprenditore agricolo o meno”.
“Ragion per cui – prosegue, ancora, Squizzato – supponendo che in prospettiva possano essere stanziati aiuti per il settore, non sarebbe sbagliato dare un minimo di supporto, anche attraverso campagne di rilevazione, anche a quell’altra parte del mondo, che stiamo cercando in ogni modo di rappresentare e di far salvare”.
I piccolissimi coltivatori, in altri termini, ed anche i titolari di orti privati che non svolgono una produzione destinata alla vendita. Una parte della stessa, infatti, non è quantificata. Con la conoscenza del fenomeno e delle colture la patologia può adeguatamente essere contrastata: “Solo frequentando assiduamente e conoscendo i fondi ci si può accorgere del propagarsi del malsecco: le piante improvvisamente si fanno in parte secche – prosegue, ancora, il presidente dell’associazione L’Innesto – se non si vuole che si diffonda bisogna recidere il ramo o la porzione di piante; è un po’ come quando si compie un’operazione di amputazione”.
Altrimenti, l’unica possibile soluzione è rappresentata da potature radicali di intere porzioni di terreno: “Ma se ci si dimentica della madre di tutte le problematiche, che è l’abbandono, lo ripeto, è inevitabile che i parassiti si propaghino indistintamente”.
La risoluzione di quella che è una vera e propria patologia delle piante da cui nasce l’oro giallo della Costiera Amalfitana può essere attuato, dunque, soltanto promuovendo una sempre maggiore sinergia tra le realtà coinvolte: “Se il malsecco attacca una coltura, si propaga anche a quelle vicine: perciò bisogna agire in sinergia; non è un ragionamento semplice ma dovrà essere portato necessariamente avanti”.
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