A Maiori quel principio d’incendio alle elementari che ripropone vecchi problemi e alimenta nuovi timori

Qualcuno forse non ha neppure capito cosa stava accadendo. Altri invece un po’ di paura l’hanno avuta eccome dopo essersi visti portati fuori dall’edificio scolastico. Quello di stamane a Maiori, presso la scuola elementare di via Nuova Chiunzi, evacuata per un principio di incendio nei locali sotterranei, è l’ultimo di una lunga serie di episodi che fanno riaffiorare vecchi problemi alimentando inesorabilmente nuovi timori soprattutto tra i genitori. Molti, già più volte in passato, sono scesi sul piede di guerra per presunti problemi di stabilità degli intonaci. Le fiamme, per fortuna domate sul nascere grazie all’intervento dei carabinieri, si sarebbero sviluppate in prossimità di un quadro elettrico. E chissà cosa sarebbe accaduto se nessuno si fosse accorto di nulla. Sul posto, comunque, sono accorsi immediatamente i Vigili del Fuoco del locale distaccamento i quali hanno eseguito la bonifica ordinando lo sgombero della struttura. In poco tempo sono stati evacuati tutti i bambini delle materne e delle elementari affidati a genitori e parenti avvisati dell’inconveniente occorso durante le prime ore di lezione. Non è la prima volta, dicevamo, che l’immobile delle scuole elementari finisce al centro di episodi che minano la serenità dei fanciulli. Già, perché in passato ci furono non poche polemiche per dei crolli di intonaco verificatisi in corrispondenza dell’ingresso dell’istituto scolastico. A questo punto un interrogativo è d’obbligo: con meno ostilità, una procedura senza ostacoli e un epilogo diverso, il projet financing promosso dalla giunta guidata da Stefano Della Pietra avrebbe potuto costituire una soluzione al deterioramento di una struttura che di per sé immarcescibile non è? La storia narra, in origine, di battaglie anche feroci tra l’opposizione, poi diventata maggioranza nel 2010, e l’allora esecutivo al governo della città. Ma questo c’entra ben poco con quello che accadde tra il 2009 e il 2011. Perché a mettere la parola fine a quel project financing fu il Consiglio di Stato che con sentenza del 31 maggio 2011 (depositata in segreteria il 18/11/2011) bocciò l’appello della Geocostruzioni s.r.l. avente ad oggetto la costruzione a spese del promotore del nuovo edificio di scuola materna ed elementare in diverso sito, nella demolizione di quello preesistente e nella realizzazione di box pertinenziali interrati, in parte da vendere in parte da gestire dal promotore per 90 anni come parcheggio orario. Questo perché il Comune di Maiori con determinazione n. 84 del 12 giugno 2009 revocò l’aggiudicazione richiamando l’informativa atipica prot. N. 1379/Antimafia del 16 gennaio 2009 del Prefetto di Novara, riguardante i precedenti penali del fratello della seconda moglie del legale rappresentante della società di costruzioni aggiudicataria. Insomma un provvedimento assunto a tutela dal comune e del territorio stesso che la Geocostruzioni impugnò davanti al Tar Campania deducendo violazione e falsa applicazione della disciplina in materia di informativa atipica antimafia ed eccesso di potere sotto diversi profili e sviamento di potere. Il Tar respinse il ricorso, ritenendo che nella fattispecie dell’informativa atipica fosse sufficiente l’accertamento di meri elementi di sospetto per far scattare il meccanismo di salvaguardia del sistema attraverso l’inibizione dell’accesso al rapporto contrattuale o alla gara per l’impresa sospettata di contiguità mafiosa. Comunque sia la società di costruzioni, dopo la bocciatura del Tar, fece appello al Consiglio di Stato chiedendo la riforma della sentenza per vizi in iudicando e la condanna del Comune di Maiori al risarcimento dei danni subìti e subendi per effetto del comportamento del Comune che si costituì in giudizio riproponendo l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo, non essendo stata gravata nemmeno con motivi aggiunti l’informativa antimafia atipica posta a base della disposta revoca, contesta le censure e conclude per il rigetto dell’appello. Alla pubblica udienza del 31 maggio 2011 il Consiglio di Stato con giudizio assunto in decisione stabilì che l’appello era infondato e andava respinto. Questa la cronaca, fatta di contrapposizioni, gravi imprevisti nella procedura di affidamento e il disincanto annunciato per un progetto che non aveva mai convinto una parte politica del paese. Questa la cronaca di un’opportunità, forse, mancata.