L’arrivo in Costiera Amalfitana di Wagner e l’amore per Ravello (III parte)

Uno dei più grandi e famosi compositori e musicisti della storia, Richard Wagner, nel maggio del 1880 giunse a Ravello, con l’obiettivo di completare una delle sue più grandi opere il Parsifal che tanto fece discutere ai tempi e che causò la rottura dei rapporti di Wagner con Nietzsche.

Dopo quest’episodio avvenuto a Sorrento che segnò la vita di Wagner, il maestro fece ritorno a Napoli dove festeggiò insieme a tanti amici giunti da Monaco il proprio compleanno per poi far visita alle meravigliose Amalfi e Ravello.

La mattina del 25 maggio 1880 la comitiva si recò ad Amalfi da dove il giorno seguente a cavallo di pazienti asinelli, fu raggiunta la piazzetta alberata di Ravello. Dopo una visita al Duomo, Wagner volle subito raggiungere Villa Rufolo. Il fattore del tempo, don Luigi Cicalese, che divenne poi il custode della meravigliosa villa, narrava con gioia mista a fierezza le vicende di quella visita che doveva rimanere celebre negli annali di Ravello. Alla vista del Villa Rufolo, col suo cortile moresco circondato dal colonnato arabesco, in memoria di una grande civiltà millenaria, Wagner non ristava nei panni, impose al pittore Loukowsky di prendere subito uno schizzo per creare la torre di Klingsor e s’inoltrò quasi correndo per i giardini. In Wagner non vi era più traccia della passata scontrosa riservatezza, si era convertito all’ottimismo, vibrava tutto e lodava ogni cosa.

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Wagner avrebbe voluto pernottare a Ravello, ma purtroppo la Città della Musica ai tempi non era quella che conosciamo oggi, non esisteva alcun albergo capace di ospitare tante persone. E Wagner, che sull’ultima pagina dell’albo della locanda scrisse la frase diventata poi celebre: “Finalmente il giardino di Klingsor è trovato!”, tracciò il piano di un futuro grande albergo da far sorgere in quel luogo a Ravello, indicando persino l’architettura che avrebbe dovuto richiamare alla mente quella arabo-normanna. Il consiglio fruttò, perché furono gli stessi proprietari della locanda che ospitò Wagner a far sorgere quell’albergo immaginato dal maestro e nel quale oggi si conserva, preziosa reliquia, l’autografo wagneriano. Il maestro in quelle brevi ore di permanenza a Ravello ebbe la visione precisa della scenografia che fece fedelmente realizzare dagli schizzi presi sul posto, in scenari che per circa quarant’anni hanno figurato sulle scene del suo teatro. Wagner seguitò a lavorare lasciando Napoli e non rivedendola mai più ma portando nel cuore Ravello come quel fugave sogno per lui ispirazione di una vita.

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