Territorio

Inquinamento del mare: i pescatori del Salernitano aiutano a ripulire i fondali marini

I pescatori daranno una mano a ripulire il Golfo di Salerno dai rifiuti che ogni anno inquinano i nostri mari.

Nel mare del Golfo, infatti, più del 78% dei rifiuti è fatto di plastica. Plastica che per la maggior parte risulta essere pronta al riciclaggio. A dirlo il “Marine litter”, un progetto di ricerca che ha messo insieme una serie di istituzioni di rilevante importanza.

La Confcoperative, l’Università di Salerno, il Ministero per le politiche agricole e forestali, le cooperative del settore pesca (Federcopesca), la coop sociale “Città della Luna”, l’Associazione operatori di pace, i comuni di Lacedonia e Cetara, “Salerno Ecology”, “Ecodrin” e “Vera ecologia” si sono unite tutte insieme per ripulire il mare già dallo scorso marzo e proseguiranno anche nei prossimi mesi.

Tutte queste istituzioni, hanno diviso la costa salernitana in quadranti per ricercare i rifiuti che ogni hanno si depositano sui fondali marini. Anche la cooperativa “Sant’Andrea Apostolo e Santa Maria Maddalena” con sede ad Amalfi ha partecipato alla ricerca. Hanno utilizzato una sonda messa a disposizione dal dipartimento di Ingegneria ambientale di Salerno che ha dato i primi risultati a Cetara.

Nelle 30 aree che vanno da Salerno a Positano sono stati “ripescati” circa 600 chili di rifiuti nel periodo che va da maggio a luglio 2021. Dal recupero si è notato che soltanto il 29,16% era plastica non recuperabile.

In merito a questa iniziativa il Presidente di Confcoperative Salerno Salvatore Scafuri ha dichiarato che:”È un progetto pilota che già oggi dimostra la necessità di migliorare le condizioni del mare attraverso una sistematica operazione di recupero dei rifiuti sui fondali.Un modo non solo per ripulire il mare, ma anche una possibilità di recupero di materie prime riutilizzabili.

Iniziativa che permetterà anche ai pescatori, di collaborare e salvaguardare il mare garantendo anche la pesca. I rifiuti ritrovati saranno presto trasformati in abiti riciclati grazie anche all’aiuto dei migranti. Tutto per dimostrare che “ogni uomo e ogni oggetto non sono un peso, ma una risorsa”.

Maria Chiara D'Amato

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