Cronaca

Influenza australiana, no allarmismi. I numeri e la prevenzione

Una stagione influenzale molto più severa per la popolazione. In particolare per i bambini. I dati della sorveglianza InfluNet certificano la circolazione del virus. L’alta incidenza dei casi e l’origine del termine australiana.

Cresce sensibilmente il numero di casi di sindromi simil-influenzali in Italia. Nella 47a settimana del 2022, infatti, l’incidenza è pari a 12,9 casi per mille assistiti (9,5 nella settimana precedente). Aumenta l’incidenza in tutte le fasce di età, ma risultano maggiormente colpite le fasce di età pediatrica in particolare i bambini al di sotto dei cinque anni di età in cui l’incidenza è pari a 40,8 casi per mille assistiti (29,6 nella settimana precedente).

Si intensifica la circolazione dei virus influenzali, anche se a far crescere il numero delle sindromi simil-influenzali, in queste prime settimane di sorveglianza, hanno concorso anche altri virus respiratori. In tre regioni, Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, l’incidenza ha superato la soglia del livello di entità molto alta. Tre regioni (Campania, Calabria, Sardegna) non hanno attivato la sorveglianza InfluNet.

L’origine del termine australiana deriva dal fatto che, dall’altro capo del mondo, la stagione invernale anticipa i numeri che interesseranno poi, con ogni probabilità, l’Europa. I sintomi sono quelli classici dell’influenza: febbre alta, male alle ossa e dolori muscolari.

Con l’inizio della stagione influenzale in Europa, uno tavolo congiunto Commissione europea, Oms ed Ecdc ricorda l’importanza della vaccinazione, sia antinfluenzale che contro il covid19, per i gruppi di popolazione più vulnerabili (adulti anziani, donne in gravidanza, persone con patologie di base e personale sanitario).

Allo stesso tempo, viene sottolineato il ruolo delle misure di protezione personale nella prevenzione dei virus respiratori come l’influenza stagionale, il virus respiratorio sinciziale  e il covid19. Dal lavaggio frequente delle mani, all’uso delle mascherine, soprattutto negli spazi affollati, chiusi e privi di un’adeguata ventilazione, sino al mantenere il distanziamento qualora si sia contratto un virus respiratorio.

Matteo Maiorano

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