Cultura

Incredibile scoperta ad Ercolano: ritrovato lo scheletro dell’ultimo fuggiasco

La città di Ercolano ed i suoi scavi continuano ad emozionare con sensazionali scoperte archeologiche.

Gli archeologi, hanno infatti, ritrovato un nuovo scheletro probabilmente di un uomo travolto dalla disastrosa valanga di gas sputata dal Vesuvio in eruzione. Lo scheletro, posto in una posizione che rimanda probabilmente alla fuga, rappresenta il dramma di quei tristi giorni vissuti dagli abitanti di Pompei ed Ercolano.

Ecolano: l’ultimo ritrovamento

Lo scheletro, secondo gli esperti, sarebbe appartenuto ad uomo di età compresa tra i 40 e i 45 anni. Le ossa appaiono di un rosso acceso che rimanderebbe al sangue della povera vittima. Conseguenza di un particolarissimo processo di combustione provocato a Ercolano dalla corrente di magma, cenere e gas arrivata dal vulcano in eruzione.

Una scoperta sensazionale questa, che non avveniva da ben 25 anni, anno dell’ultimo ritrovamento. Questo ritrovamento, insieme a quello di Pompei avvenuto pochi mesi fa, getta una nuova luce sugli ultimi momenti di vita dei cittadini in quella tragica mattina del 79 a.C.

Il direttore Francesco Sirano entusiasta per la meravigliosa scoperta ha infatti dichiarato di aspettarsi veramente moltissimo da questo ritrovamento. Luogo della scoperta è la spiaggia della città di Ercolano.  Nello stesso luogo, in cui furono trovati anche altri resti di scheletri ammassati nel tentativo di essere salvati da Plinio il Vecchio.

Il ritrovamento, è frutto di un lavoro duro che per settimane ha visto protagonisti gli archeologi. Lavoro che ha come obiettivo la creazione di un percorso che consentirà ai visitatori di giungere alla maestosa Villa dei Papiri attraverso quella che doveva essere la passeggiata sul lungomare. Ancora oggi la città romana di Ercolano è l’unica ad avere un percorso vista mare.

La scoperta è stata commentata anche dal Ministro della Cultura: “La sensazionale scoperta dei resti nel sito archeologico di Ercolano è una bellissima notizia, innanzitutto perché il ritrovamento è dovuto alla ripresa in questo luogo, dopo quasi un trentennio, degli scavi scientifici condotti dal personale tecnico del ministero.

Maria Chiara D'Amato

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