Territorio

Incendi in Costiera Amalfitana, l’esperto: “Così aumenta il rischio frane”

I vasti incendi divampati in Costiera Amalfitana, pressochè certamente di matrice dolosa, possono avere un grave impatto sul rischio idrogeologico. Lo sostiene il presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale per Campania e Basilicata Gaetano Sammartino, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare i controlli sul territorio per prevenire lo sviluppo di nuovi roghi.

Purtroppo sempre più spesso assistiamo alle modificazioni fisiche delle rocce che sono dovute agli incendi boschivi – commenta il presidente di Sigea Campania ad Amalfinotizie – Queste comportano un serio rischio per l’ambiente anche dopo lo spegnimento degli incendi“.

Peggiorano, infatti, le condizioni dei costoni, già fragili e privati della vegetazione dalle fiamme: “Il comportamento dei versanti cambia significativamente in quanto si crea uno stato di cenere finissima, che rende impermeabile la superficie del suolo. L’acqua ha così la possibilità di trascinare quanto più materiale possibile in quanto non può più filtrarsi“.

Chiaramente, l’accentuarsi dei fenomeni dovuti al cambiamento climatico con una progressiva riduzione delle precipitazioni piccole e medie riduce sempre più il potere rigenerante del bosco.

Basti pensare che in Italia sono andati in fumo 500mila ettari, un danno incalcolabile per l’ambiente ma anche per la sicurezza in queste aree – continua – Bisogna fare molta attenzione perché c’è uno stretto legame tra frane e rischio idrogeologico: le incisioni torrentizie e profonde e frane quiescenti possono essere riattivati ed evolversi dando vita a fenomeni ad alto rischio“.

I roghi, infatti, hanno conseguenze dirette sullo stato delle rocce ed incrementano il rischio di frane: “L’incendio, distruggendo le radici degli alberi, fa venir meno il sistema di ancoraggio degli alberi a piante e rocce: quanto più è precario l’equilibrio pre-esistente lungo queste scarpate dove il suolo viene trattenuto dagli apparati radicali tanto più è grave la destabilizzazione legata all’incendio“.

Le aree interessate, del resto, da Capo d’Orso a Vettica, già molto vulnerabili, diventano pericolosissime in quanto l’equilibrio idrogeologico, già precario, viene improvvisamente sconvolto, mettendo a serio rischio la pubblica e privata incolumità.

Numerose sono le cause che, secondo l’esperto, possono giocare in favore degli incendi: scarsa attenzione al territorio, pessime condizioni meteorologiche, l’umidità, il forte vento, ma anche gli incendi volontari legati a comportamenti spesso irresponsabili ma che non sono sempre di mera piromania: spesso c’è, infatti, un interesse a che una determinata area sia incendiata.

Ecco che, dunque, diviene particolarmente importante da parte delle istituzioni competenti, investire sulla prevenzione: “Praticare attività che hanno la finalità di incrementare la resilienza ha la possibilità di avere un apparato radicale più profondo e di mantenere meglio il versanteha aggiunto ancora Sammartino – A causa della mancata tutela e prevenzione del territorio queste cause sono destinate, purtroppo, a manifestarsi in modo più evidente”.

Spesso si arriva sempre dopo che l’evento rischioso si è verificato: occorrerebbe creare una condizione di monitoraggio costante del territorio, ed ai primi segnali di combustione, dovrebbero attivarsi centraline di allarme o videocamere che possano consentire di tutelare il territorio, facendo in modo, inoltre, che una continua e costante manutenzione limiti la possibilità delle sterpaglie di continuare ad alimentare gli incendi boschivi“, ha concluso il presidente di Sigea Campania.

Andrea Bignardi

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