Con l’avvicinarsi della scadenza per il saldo dell’IMU 2025, torna al centro del dibattito fiscale una questione di grande rilievo.

Questa problematica, che ha generato per anni interpretazioni divergenti, ha trovato una soluzione definitiva grazie all’intervento della Corte Costituzionale, che ha uniformato il trattamento fiscale riconoscendo il diritto all’esenzione a entrambi i coniugi, anche se vivono in due case diverse, di cui ciascuno è proprietario.

Prima della sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022, la normativa sull’IMU abitazione principale prevedeva che il beneficio fiscale spettasse ad un unico immobile considerato la residenza familiare condivisa. Tale impostazione si scontrava con le nuove forme di convivenza e con le realtà abitative delle coppie moderne, spesso costrette da motivi lavorativi o personali a vivere in due abitazioni diverse.

La Corte, presieduta dal giudice Giovanni Amoroso, ha dichiarato incostituzionale questa limitazione, sancendo che il concetto di abitazione principale deve riferirsi esclusivamente alla persona che effettivamente risiede e dimora stabilmente nell’immobile di proprietà. Non è più accettabile estendere l’esenzione a tutto il nucleo familiare come se fosse una sola unità abitativa.

Questa decisione ha profondamente modificato la logica dell’esenzione IMU, eliminando qualsiasi vincolo legato alla residenza unica e superando la precedente interpretazione che privilegiava la famiglia come un’entità abitativa indivisibile.

Cosa cambia per le coppie con due case

La sentenza del 2022 ha rimosso ogni distinzione territoriale tra coniugi che vivono in Comuni diversi o nello stesso Comune. Oggi, infatti, entrambi i proprietari non devono versare l’IMU sull’abitazione principale se dimorano stabilmente nella propria casa, indipendentemente dalla distanza geografica tra le due abitazioni.

Un esempio pratico: una coppia coniugata in cui uno dei due vive e risiede in una casa di proprietà a Roma e l’altro in un’altra casa di proprietà a Frosinone, sarà esentata dal pagamento dell’IMU su entrambe le abitazioni. Lo stesso principio vale anche se entrambi i coniugi risiedono in immobili distinti all’interno dello stesso Comune. La sola condizione imprescindibile è che la residenza anagrafica e la dimora abituale coincidano con l’immobile di proprietà.

Questa interpretazione è stata accolta con favore da migliaia di contribuenti, poiché rispecchia le esigenze delle famiglie contemporanee, sempre più caratterizzate da organizzazioni abitative flessibili e personalizzate.

Nonostante la nuova interpretazione sia più inclusiva, l’esenzione IMU non è universale. Restano esclusi dal beneficio gli immobili classificati come “di pregio” nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, tipicamente abitazioni di lusso o di particolare pregio storico-artistico. Per queste tipologie di immobili, pur essendo abitazione principale, l’imposta è sempre dovuta secondo le norme ordinarie.

Per tutti gli altri immobili, però, la regola è chiara: il proprietario che risiede stabilmente nella propria casa non deve versare l’IMU, anche se sposato e con il coniuge residente in un’altra abitazione di proprietà.

Il nuovo orientamento della Corte Costituzionale riflette il mutato scenario sociale, in cui le famiglie spesso non condividono più la stessa abitazione
Un approccio più aderente alla realtà delle famiglie moderne(amalfinotizie.it)

Il nuovo orientamento della Corte Costituzionale riflette il mutato scenario sociale, in cui le famiglie spesso non condividono più la stessa abitazione per motivi professionali, personali o organizzativi. Abbandonando la concezione tradizionale di famiglia come unico nucleo abitativo, la norma si adegua meglio alle forme contemporanee di convivenza e garantisce maggiore equità fiscale.

Un principio fondamentale emerge: l’esenzione IMU sull’abitazione principale è personale e si basa sulla effettiva residenza, non sulla condivisione familiare. Ciò offre ai contribuenti maggiore chiarezza e certezza in vista delle scadenze fiscali.

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