I Canti dei Battenti di Minori: presentato il libro di Scialò e Seller. «Ora la tutela Unesco»

Due tonalità e una flebilità di canto che parla al mondo dell’immortalità dell’anima. Sono i canti dei battenti di Minori, una delle più antiche tradizioni paraliturgiche della Costa d’Amalfi e per la cui tutela, nel 2010, prestò la sua opera intellettuale il grande musicologo Roberto De Simone.

Questi riti, tramandati senza avere compromessi con l’autorità ecclesiastica e forse anche per questo testimonianza più autentica della forza della fede, sono stati oggetto di un articolato programma di ricerca che, realizzato dal ConservatorioGiuseppe Martucci” di Salerno, ha coinvolto numerosi studiosi: da Vincenzo De Gregorio a Raffaele Di Mauro.

Sul Golgota a Spirar. Canti penitenziali della Settimana Santa a Minori” è il titolo dell’opera curata da Pasquale Scialò e Francesca Seller, che costituisce un punto di partenza della ricerca scientifica e etnomusicologia legata a questa tradizione tramandata sin dal lontano XIV secolo grazie all’Arciconfraternita del SS. Sacramento che ne è custode.

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Un libro insomma che non analizza solo l’aspetto musicologico, ma che va oltre ripercorrendo la storia, le origini, il grande impatto in termini devozionali ed emotivi ma soprattutto il coinvolgimento che narra, al di là di uno stile unico, una religiosità autentica.

E alla vigilia dei riti della settimana santa, Minori è stata teatro della presentazione del libro edito da SquiLibri ed a cui hanno prestato la loro collaborazione in termini di saggistica anche tre giovani minoresi due dei quali ex studenti del conservatorio Martucci di Salerno: Candido Del Pizzo, Gioacchino Mansi e Luigi Aceto.

Nella chiesetta del Sacramento, la scorsa sera, è stato illustrato il progetto editoriale, impreziosito da due cd in cui sono contenuti i canti dei battenti. Ma più in particolare il percorso che ha portato alla stesura della pubblicazione.

«La ricerca musicologia non è avulsa dal concetto di formazione di un musicista – ha detto la direttrice del conservato Martucci, Imma BattistaPer questo occorre recuperare, tutelare e valorizzare un bene immateriale come la musica. E se tutto ciò è accaduto con la concretizzazione di questo progetto è stato grazie alla buona intesa tra le realtà locali».

Un ruolo importante l’ha avuto anche il comune di Minori che con il sindaco Andrea Reale e l’intera amministrazione comunale (l’assessore Tommaso Manzi, nel 2010 fu promotore del progetto Oltre la Pasqua che fu il primo passo verso la valorizzazione dei canti dei battenti), è riuscito a far dichiarare questo rito Patrimonio Storico Culturale della Città, oltre che “Bene Demoetnoantropologico Immateriale” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

«Il lavoro nasce con una forte valenza didattica e prende spunto dal lavoro fatto dai nostri studenti al conservatorio Martucci di Salerno – ha detto la professoressa Francesca Seller che ha collaborato all’opera per l’aspetto storico ed etnoantropologico – Sono state fatte ricerche sul campo contestualizzando le situazioni musicali. Tutto questo insieme con la giornata di studi del 2015 è confluito nel volume che dal canto suo aumenta l’importanza perché per la priva volta i canti oltre a essere registrati sono anche trascritti e questo permetterà a di approfondire e confrontare così come deve essere fatto un lavoro che abbia un ottimo livello scientifico. Questi canti nascono da stratificazioni molto complesse da sondare perchè la ricerca delle fonti in questo campo risulta ancora molto complessa. Sicuramente si farà un passo avanti quando grazie alle trascrizioni lo si potrà comparare con fenomeni similari in altre regioni d’Italia. Dal confronto quindi sapremo se esiste una matrice comune di questi canti che percorrono tutta l’Italia nella Settimana Santa».

Per la presentazione del libro di Scialò e della Seller, sono intervenuti il presidente del conservatorio Aniello Cerrato, il primo cittadino di Minori (che figura tra i confratelli che ogni anno, cantando, narrano al mondo l’immortalità dell’anima), e l’etnomusicologo Raffaele Di Mauro, mentre un ruolo di primo piano lo ha avuto la congrega del Sacramento che ha affidato ai Franco Mancieri e Mario Ruggiero (rispettivamente priore in carica ed ex priore) gli onori di casa.

«Il canto è il vero sismografo di una comunità – ha detto il maestro Pasquale Scialòl’unico in grado di capire la struttura aggregativa. Perché cerca degli accordi anche in maniera mediata. E quello di Minori è un canto transgenerazionale perché tiene insieme anche voci bianche a cui è affidato un ruolo importante in queste melodie. E’ tutto così strutturalmente complesso perché insieme all’atto di fede questo canto assume una potenza enorme con la sua forza evocativa».

Per Scialò, che per anni ha studiato questi canti, non si può solo analizzare il testo ma l’intero contesto acustico e associativo. «Ne abbiamo dovuto tenere conto per avviare una nuova fase di partenza – aggiunge il maestro – Una nuova modalità dopo essere passati da un aspetto sensazionalistico a quello riflessivo. Insomma, dobbiamo capire perché questi canti sono unici e da dove arrivano. La natura non è secondaria per avviare un percorso di riconoscimento Unesco. Perché questa è una società educante, che coinvolge le persone. Insomma, un fatto testuale e contestuale intono al quale è stata avviata una ricerca scientifica di cui sono orgoglioso. Uno studio attraverso un nuovo approccio etico e metodologico».

E proprio da stasera i battenti saranno in strada per evangelizzare cantando. Dopo la santa messa in Coena Domini, intoneranno il loro intenso canto, in tono “‘e vascio” (di sotto) proprio della congrega del Sacramento. Domani, Venerdì Santo, all’alba, si svilupperà la processione per i quartieri alti dove un tempo era ubicata un’altra congrega. Quella del SS. Rosario di Villamena a cui apparteneva l’altro canto: dei toni “‘e ‘ncoppa” (di sopra). Una definizione che nasce dalla presenza di due confraternite anticamente attive sul territorio, la prima ubicata in pianura, l’altra nella zona collinare del paese.