Giovanni Scala e quell’arte di documentare. La Costiera piange l’ultimo maestro del clic

Ha raccontato attraverso le immagini la Costiera Amalfitana. Le sue sfumature policrome, i suoi luoghi d’arte, i momenti di vita vissuta.

Giovanni Scala, uno degli ultimi maestri della fotografia d’autore, ha sciolto il cordone ombelicale con la vita lasciandoci in eredità l’esempio di una signorilità fuori dal comune e un patrimonio di arte visiva pari solo a quello di Ernesto Samaritani, altro grande e indimenticato fotografo, di cui a lungo fu allievo.

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Con Giovanni se va un pezzo di storia della Costiera Amalfitana. Se ne va un grande documentarista, prima ancora che un maestro della fotografia, capace com’è stato di raccontare attraverso le lenti delle sue macchine fotografiche le metamorfosi subite nel tempo da questo lembo di terra.

A cominciare dalla sua Praiano, narrata prima col bianco e nero delle pellicole poi con i colori nitidi delle reflex digitali. Un’arte la sua che affondava le radici in quella passione documentaristica di personaggi e scorci, momenti di vita vissuta e curiosità.

Su facebook negli ultimi anni ha regalato al popolo della rete immagini mozzafiato, talvolta anche una fine ironia che lo sempre contraddistinto.

Grande cantore delle tradizioni locali, Giovanni con la voce e la sua tammorra ha animato momenti di festa, accompagnata dal mandolino dell’ingegnere Angelo Piumelli e dalle chitarre di suo fratello Pasquale Scala (il liutaio di Praiano), rallegrando eventi di spessore come l’Amalfi by Night che negli anni Settanta portava i turisti alla scoperta del tessuto pudico e discreto dell’antica repubblica marinara.

Tra i soci del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Giovanni è stato sempre un grande punto di riferimento per supporto appassionato fornito alle ricerche storiche complice il suo archivio fotografico pregno di documenti inediti.

«Di Giovanni restano le sue produzioni fotografiche e letterarie, l’eco del Suo canto rilasciato dagli antri marini della costa, l’affetto amorevole dei Suoi figli, l’amore indissolubile della sua cara Sisina, il minuzioso lavoro del fratello Pasquale, che nella sua bottega modella liuti, mandolini e chitarre battenti, la dolce memoria della sua generosa persona, ricordata ogni dì nelle preghiere rivolte ai nostri cari al sorgere del giorno o al tramonto d’oro di Praiano tra gli scogli mitici delle sirene», ha scritto su Ecostiera l’amico medievalista Giuseppe Gargano.

Di Giovanni resta soprattutto la grande eredità umana e professionale a cui questo lembo di terra non può non tributare il giusto riconoscimento. Perché chi ha amato la sua terra narrandola, come nel caso di Giovanni, dall’alba al tramonto, non può essere dimenticato!