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Giampiero Galeazzi: perchè veniva chiamato Bisteccone. La verità sul nomignolo

Giampiero Galeazzi ha lasciato un grande vuoto nel mondo del giornalismo. Bisteccone, così come veniva chiamato, era uno dei volti più amati della televisione.

Simpatico, competente e appassionato ha fatto innamorare dello sport milioni di italiani che attraverso di lui hanno vissuto emozioni indimenticabili.

Non solo le telecronache, come molti ricordano pensando alle Olimpiadi e alle imprese del canottaggio, ma anche interviste che hanno fatto storia.

Con lui se ne è andato un pezzo di storia del giornalismo italiano. Un pezzo della televisione gentile e sorridente.

Una persona definita buona e gentile da chi lo conosceva bene. Un personaggio amatissimo proprio per il suo modo di fare.

Giampiero Galeazzi: perchè lo chiamavano Bisteccone

Giampiero Galeazzi era nato a Roma il 18 maggio 1946. Il giornalista dalla brillante carriera di canottiere: negli anni Sessanta è campione mondiale juniores e campione italiano, convocato ai Giochi Olimpici di Città del Messico.

Leggi anche: Chi è Laura la moglie di Giampiero Galeazzi: età, cognome, figli e malattia

Conosciuto anche con il soprannome di Bisteccone per la sua mole. Ad affibbiarglielo il collega giornalista Gilberto Evangelista. Un modo simpatico che è passato poi alla storia e che lo ha identificato per tutta la sua carriera. Quasi come se si volesse definire il giornalista un gigante buono.

Fu professionista nel canottaggio: vinse il campionato italiano nel singolo nel 1967 e nel doppio con Giuliano Spingardi nel 1968 e in quell’anno partecipò alle selezioni per le Olimpiadi del 1968 a Città del Messico. Il padre aveva vinto nel 1932 gli europei nel “due senza”.

Leggi anche: Chi sono Gianluca e Susanna i figli di Giampiero Galeazzi: età, malattia e lavoro

Lo scorso anno è stato ospite di Domenica In dove ha raccontato la sua situazione e i problemi di salute con i quali ha combattuto.

In particolare soffriva di una forma aggressiva di diabete. Purtroppo il 12 novembre, ci ha lasciato portando con sé quel suo sorriso e quel modo di fare unico che lo hanno reso immortale.

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