E’ impossibile non conoscere il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la sua storia anche perché rappresenta un simbolo del nostro Paese. Anche se non si conosce la sua storia nel dettaglio, rimane comunque noto a tutti chi era e cosa gli è successo. In molti si chiedono se nella realtà sia stato processato. Scopriamolo insieme.
Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato ed è tutt’oggi un simbolo della resistenza e lotta contro la mafia e il terrorismo. Nasce nel 1920 a Saluzzo che si trova in Piemonte e nel 1942 si unisce all’Arma dei Carabinieri. In brevissimo tempo diventa uno dei più giovani ufficiali. La sua carriera è ormai parte della storia del nostro Paese, ma ciò che lo distingue è il coraggio e la determinazione per combattere la corruzione e la criminalità.
Nel 1943 si laurea in Giurisprudenza e in quello stesso periodo è al comando della squadra di Ascoli Piceno. Fu durante la Seconda Guerra Mondiale che si oppone alla ricerca e alla cattura dei partigiani. In un primo momento si contraddistingue per la sua battaglia contro il banditismo e agiva sia in Campania che in Sicilia. Dopo essere stato al comando di Casoria, viene trasferito in Sicilia.
In questa regione aveva il compito di contrastare la mafia del posto e comincia a mettere sul campo delle strategie mai viste prima. Tra le tante attività spiccano l’arresto dei capi e il sequestro dei beni delle organizzazioni criminali. Tutto quello che fece contro la malavita non passò inosservato e divenne fin da subito un bersaglio facile.
Nel 1973 venne inviato a Torino, in Piemonte, e qui si trovò di fronte all’arduo compito di contrastare le Brigate Rosse. In quegli anni rappresentavano la principale minaccia terroristica. Inoltre, dovette adoperarsi nel caso di Aldo Moro. Il 3 di settembre del 1982 muore durante un attentato e insieme a lui c’erano la moglie e la sua scorta.
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Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa era un uomo coraggioso e sicuramente era consapevole a cosa andava in contro dal momento che tentava in tutti i modi di combattere un qualcosa che ha sempre rappresentato una minaccia dell’Italia. Tuttavia, in molti si sono chiesti se in realtà fosse stato processato e noi supponiamo di no, anzi, è considerato il simbolo di lotta contro la corruzione e la criminalità italiana.
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Nel 1946 sposa una donna chiamata Dora Fabbo che a soli 52 anni, nel 1978, muore nell’appartamento di Torino a causa di un infarto. Dal loro amore erano nati tre figli: la conduttrice Rita, la giornalista Simona e il sociologo Nando. Le sue seconde nozze saranno con l’infermiera Emanuela Setti Carraro con cui morirà durante l’attentato. Muoiono insieme a soli 54 giorni dal loro matrimonio.
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