Il Comune di Furore ha aderito al progetto “Turismo delle Radici” gestito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
A stabilirlo è stata la delibera di giunta 32, con la quale si è preso atto dell’adesione del Comune di Furore al progetto PNRR, attraverso il quale le comunità italiane all’estero presenti in tutto il mondo saranno coinvolte nella valorizzazione della nostra offerta turistica.
A dare l’annuncio è stato proprio l’ente comunale sulla sua pagina Facebook istituzionale.
“L’obiettivo è consentire una riscoperta a tutto tondo dei luoghi di provenienza dando la possibilità ai tantissimi visitatori di riappropriarsi della cultura delle loro origini anche attraverso tradizioni, testimonianze, artigianato e gastronomia – si legge – Una grande opportunità per il nostro territorio sia in termini di visibilità che di notevole sviluppo di presenze turistiche“.
I numeri dell’iniziativa
Il “Turismo delle Radici” secondo il Ministero rappresenta un’offerta turistica strutturata attraverso appropriate strategie di comunicazioni.
Questa coniuga alla proposta di beni e servizi del terzo settore la conoscenza della cultura di origine degli italiani all’estero e degli italo-discendenti.
Il loro bacino di utenza, secondo le stime del Ministero, sfiora complessivamente gli 80 milioni di persone.
Nel 2018 (ultimo dato a disposizione) il flusso economico in entrata generato dal Turismo delle Radici è stato pari a circa 4 miliardi di euro (+7,5% rispetto all’anno precedente)
Tra le opportunità offerte dal “Turismo delle Radici” secondo il Ministero ci sono la risposta alla sfida digitale, attraverso canali innovativi, una diffusione capillare delle informazioni e la ricerca dei documenti sulla storia familiare attraverso i siti web; l’ecosostenibilità, l’incentivo all’occupazione giovanile, con la formazione di operatori specializzati in turismo delle radici.
Questo tipo di iniziativa, specificano dal Ministero, avviene in coordinamento con le amministrazioni centrali interessate, i centri accademici e di ricerca, gli enti locali, gli operatori economici del settore turistico e le associazioni attive sul territorio.
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