Furore piange Luigi Merolla. Era uno degli ultimi contadini «spericolati»

Marisa Cuomo, una delle signore del vino della nostra Bell’Italia, pensava certamente a lui quante volte ha parlato dei contadini «spericolati» della sua Furore e più in generale della Costa d’Amalfi. Quelli che Flavia Amabile, sensibile e arguta collega de La Stampa, ha poi ribattezzato «volanti» sintetizzando in quel termine non tanto le capacità quasi acrobatiche ma sudore e fatica di chi, tra i giardini pensili della Costiera, coltiva limoni e viti.

Saltano da una parte all’altra dei fondi agricoli scavati sui fianchi delle rocce. Senza conoscere le conseguenze dei loro sforzi fisici e mentali. Hanno le rughe sul volto, profonde. Ferite del tempo, frustate di vento patite in quei giardini pensili aggrappati alla roccia.

Come quelle che segnavano i lineamenti di Luigi Merolla, uno degli ultimi contadini volanti al quale la Costiera si inchina per tributare l’ultimo saluto. «Zio Luigi» come lo chiamano nella cantina di Marisa Cuomo a Furore, era uno di quegli “spericolati” agricoltori abituati a a non avere paura.

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Uno degli ultimi personaggi di questo lembo di terra. Temprato com’era dal sudore della fatica, «zio Luigi» era uno di quelli che non ha mai temuto di ostentare il senso di appartenenza. E come tanti, aveva il pudore discreto di chi, ancora oggi, conosce solo le feste comandate.

Eppure non era un extraterrestre. Era un contadino volante. Un contadino spericolato al quale la Costiera oggi rivolge il proprio pensiero con riverenza. Uno di quelli che ha mangiato, fino al suo ultimo respiro, pane e fatica. E che si è consegnato al Signore con le mani segnate da quella lotta talvolta impari con la natura.

La sua immagine, con i denti digrignati, in una competizione quasi eterna con i tralci, è diventata un’icona. Non solo nell’identità visiva dell’azienda vinicola di Furore. Quella di Luigi Merolla che stringe in bocca ‘o salemient (sarmento) è un’immagine che passerà alla storia. Uno scatto che racconta l’impeto e la forza. Ma anche il vigore e, perché no, l’ingegno di una stirpe da cui le nuove generazioni farebbero bene a prendere esempio.

Furore oggi è più triste perché con Luigi Merolla se ne va un pezzo di storia. Un pezzo di Costiera che ha saputo proteggere, curare e valorizzare i suoi giacimenti naturali. Quei lembi di giardino a picco sul mare e in cui ogni frutto della natura si alimenta con l’acqua mandata dai santi numi e la salsedine che risale dal mare sbuffante agitato da Nettuno.

Ora vallo a spiegare come si legano le viti col sarmento. Sotto il sole o quando il maestrale frusta mani e faccia. Che la terra ti sia lieve, «zio Luigi». Uno degli ultimi spericolati contadini della divina Costiera.