Furore: Marisa Cuomo svela a Winespectator l’arte del vino e l’agricoltura eroica

«Non so come parlare del vino. So solo come fare il vino». Inizia così l’intervista che Winespectator ha dedicato alla nostra Marisa Cuomo, veterana dell’enologia in Costiera Amalfitana.

Furore, paese di Marisa, è ricco di secolari terrazze a picco sul mare con pergolati coltivati ​​a vigneti, limoneti, uliveti e piccole aziende agricole familiari. Tutto sembra idilliaco ma dietro questo miracolo della natura c’è un enorme lavoro: i vigneti sono arroccati sulle montagne e l’uso di trattori è impossibile. La maggior parte del lavoro viene svolto a mano e il raccolto viene estratto dai vigneti da operai, trasportati a spalla o sul dorso degli asini. E solo in una zona trasportati da un piccolo sistema a monorotaia.

È in questo ambiente che Marisa Cuomo ha imparato il mestiere di fare il vino. Dalla famiglia di suo marito Andrea Ferraioli. «Il vino è soggettivo – afferma Ferraioli  che ieri è stato eletto presidente del Consorzio Vini Salerno – Non voglio fare un vino migliore del prossimo. Voglio fare un vino che racconta la storia del nostro territorio».

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La famiglia Ferraioli è stata a lungo legata all’agricoltura di Furore: oltre che produrre vino i Ferraioli, qui gestivano un ristorante e una locanda dopo la seconda guerra mondiale. Ma alla fine degli anni ’70, quando il padre di Andrea si ritirò, fermarono la produzione del vino e i 10 ettari di vigneti caddero in disuso.

Nel 1980 Andrea Ferraioli acquistò altre vigne dai parenti ed una cantina e, tre anni dopo donò tutto alla sua sposa, Marisa Cuomo, una donna del posto senza alcun background del mondo del vino. Marisa, allora ventenne, imparò così a fare il vino dalla famiglia di Ferraioli.

Nel 1995, nello stesso anno in cui i nettari della Costa d’Amalfi ottennero il marchio Doc, Ferraioli asi affidò alla consulenza enologica di Luigi Moio che col tempo è diventato  uno dei personaggi più influenti della regione.

Oggi, dopo 35 annate, la coppia coltiva 34 ettari di vigneti a Furore e nei dintorni e acquista uva da altri 67 produttori della costa amalfitana, i cui terreni si estendono su 40 ettari. Hanno assunto 28 dipendenti a tempo pieno, inclusa una guida che coordina le visite dal costante flusso di turisti proveniente da Amalfi, Ravello o Positano.

Oggi Marisa Cuomo produce nove vini, per un totale di oltre 16.500 bottiglie. Nei rossi e nel solo rosé si combinano l’Aglianico, altamente tannico, con l’uva più dolce della Campania: il Piedirosso. La maggior parte dei bianchi mescola la Falanghina con la Biancolella. Il top bianco di Marisa Cuomo è il pluridecorato Fiorduva, prodotto dalla co-fermentazione delle varietà locali di Ripoli, Fenile e Ginestra provenienti da diversi vigneti di Furore.

«Quello di enologo è un lavoro pesante per una donna. Non credo ci siano molti che fanno il lavoro in cantina – osserva in conclusione Marisa Cuomo – Ma lo trovo soddisfacente. Quando qualcuno assaggia il mio vino, posso dire che ce l’ho fatta».