Territorio

Furore. Lavori al Poggio la Vela, scoppia il caso sulla rimozione della statua

Ferve il dibattito, a Furore, sulla scelta dell’amministrazione di rimuovere la statua “La Vela” dall’omonima piazzetta (meglio nota come “Poggio”) per effettuare lavori di manutenzione straordinaria allo slargo.

Le opere si sono rese necessarie, stando a quanto sostiene l’amministrazione comunale, e in accordo con la Soprintendenza che nell’ottobre del 2021 che offrì parere favorevole ai lavori, per garantire la sicurezza dei locali sottostanti lo slargo.

La sala comunale “Fellini” ha, infatti, presentato, nel corso degli ultimi anni, fenomeni di infiltrazioni d’acqua piovana che hanno determinato, in più punti, lo sfondellamento del solaio.

Per consentire ai lavori di svolgersi Palazzo di Città considera necessaria la rimozione della statua de “La Vela”, realizzata dal prof. Luigi Mazzella nei primi anni ’80 del secolo scorso e donata, poi, all’amministrazione comunale, all’epoca già retta dal prof. Raffaele Ferraioli.

L’opposizione, guidata da Antonella Marchese, tuttavia, non ha mai accolto favorevolmente l’imminente rimozione della statua: a far discutere è, in particolare, la collocazione della stessa durante lo svolgimento dei lavori, posto che anche quest’ultima, secondo il parere rilasciato dalla Soprintendenza lo scorso anno, necessiterebbe di un restauro e di una protezione maggiore dalle intemperie.

Un caso, quest’ultimo, sollevato dalla stessa Marchese con un’interrogazione datata 3 Ottobre, con la quale, evidenziando il valore storico, artistico e paesaggistico del monumento, aveva richiesto maggiori informazioni sul luogo in cui la statua sarebbe stata spostata oltre che il parere della Soprintendenza sul tema.

Un duro documento, quello pubblicato ormai più di un mese fa dal capogruppo di Furore nelle tue mani, al quale da Palazzo di Città è stata data, nei giorni scorsi, un’altrettanto netta risposta.

Il sindaco Giovanni Milo, come si legge nel documento di replica ufficiale all’interrogazione, ha posto un’ulteriore questione oggetto di dibattito: secondo il primo cittadino, infatti, non sarebbero state rinvenute autorizzazioni paesaggistiche o urbanistiche al collocamento della statua negli anni ’80, nè presso il comune nè presso la Soprintendenza.

Statua che, stando a quanto ribatte il capogruppo dell’opposizione, è pero, ormai, entrata a pieno titolo nel panorama iconografico locale, essendo richiamata più volte nei murales del Paese Dipinto e rappresentandone, inoltre, anche uno strumento di valorizzazione turistica.

Alla replica ufficiale il sindaco Milo ha allegato una relazione dell’Ufficio Tecnico Comunale firmata dal responsabile dei lavori, l’architetto Roberto Rago, e dalla responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale Nunzia Cavociello.

Una lettera, quest’ultima, nella quale si evidenzierebbe che, addirittura, sarebbero stati proprio i mattoni posti al di sotto della statua a facilitare i fenomeni di infiltrazione presenti nella sala Fellini che hanno resi necessari i lavori, in quanto molto permeabili all’acqua.

Inoltre, la statua, secondo i tecnici, non sarebbe di particolare pregio secondo la normativa vigente in quanto realizzata da meno di settant’anni.

Dunque, al momento, l’orientamento del Comune è netto: la statua dev’essere rimossa e posizionata al più presto in un luogo al riparo dalle intemperie, dando a quest’ultima “una più idonea collocazione“.

La consigliera di opposizione non ci sta, continua a dare battaglia alla decisione dell’amministrazione, ritenendo vi sia, da parte della giunta, una volontà (celata) di cancellare un simbolo della precedente e longeva stagione politica targata Raffaele Ferraioli.

“E’ una statua simbolo di Furore, come la statua della Libertà lo è per New York – ha commentato la MarcheseMilo ha certamente il potere di proporre la rimozione di questa scultura (simbolo di speranza e di libertà), così mutando i connotati di un nostro paesaggio. Ma noi abbiamo altrettanto il dovere morale oltre che politico di opporci fermamente ad una tale volontà“.

Andrea Bignardi

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