Furore e la Costiera piangono Nino D’Antonio, il professore galantuomo

di Raffaele Ferraioli

Se ne sono andati insieme, quasi in contemporanea, Nino d’Antonio e Luigi Mazzella.
Lo scrittore e lo scultore, entrambi napoletani veraci, erano amici da una vita. Avevano contratto il virus circa una settimana fa, ed erano stati ricoverati in terapia intensiva. Non ce l’hanno fatta!

Avevano la stessa età, 86 anni, queste due figure di grande spessore culturale che hanno contribuito in maniera decisiva a promuovere la conoscenza di Furore a livello internazionale. Luigi Mazzella lascia al “Paese Dipinto” ben 4 opere: “La Vela”, “La Riscossa”, “Il Fiordo” e “La Pedata”. Fu Nino d’Antonio a condurlo nel 1983 assieme ai due fratelli Elio E Rosario nel nostro paese, e da li’ partì l’iniziativa “Muri d’Autore”, con una galleria d’arte a cielo aperto apprezzata da tutti.

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Nino D’Antonio, scrittore, giornalista, critico d’arte, enogastronomo, era arrivato un po’ di anni prima nel “Paese che non c’è” del quale si era immediatamente innamorato. Venne la prima volta per un servizio sul cimitero pre-napoleonico per il giornale “Il Tempo” il cui titolo fu: “Vietato morire a Furore”. Un articolo che fece scalpore, e costituì l’incipit di una interrotta attività promozionale di D’Antonio, più tardi divenuto direttore del settimanale “Mezzogiorno d’Oggi”. Nacque un sodalizio con Raffaele Ferraioli di grande impegno a favore della comunità furorese: una coppia di “amici per la pelle”.

D’Antonio era considerato dappertutto non un napoletano, come in effetti era, ma un furorese, tanto da meritare la cittadinanza onoraria, che gli fu correttamente conferita negli anni ’90, assieme al “Premio Furore di Giornalismo”, che tra l’altro aveva contribuito a creare.
La scomparsa di questo grande “affabulatore”, come egli stesso amava definirsi, rappresenta una grossa perdita per Furore.