Fuga di cervelli: 200 mila laureati hanno lasciato il Sud dal 2000 ad oggi

Dal 2000 ad oggi sono stati almeno 200 mila i giovani laureati che hanno lasciato il Sud Italia con la laurea in tasca per trovare casa e lavoro da Roma in Sud.

Questo dato già preoccupante di per sé si va ad aggiungere ad un altro, quello economico: il Sud Italia a causa di questa migrazione ha perso 30 miliardi di euro. A stimare la perdita netta degli investimenti in istruzione delle Regioni meridionali è uno studio contenuto nel numero monografico della Rivista economica del Mezzogiorno diretta da Riccardo Padovani ed edita dalla Svimez stata pubblicata il 22 febbraio scorso e dedicato proprio alla «questione» dell’università nel Mezzogiorno.

A spostarsi verso il Centro e il Nord Italia sono i “best and brightest” e non più i giovani delle aree rurali del Mezzogiorno come invece è accaduto negli anni del secondo dopoguerra.

Ecco cosa rappresentano le 100 pieghe del Toque il cappello da chef

Il nome Toque deriva dal femminile, che anticamente indicava una tipologia di cappelli generalmente cilindrici, successivamente indicanti una carica o una professione e, prima ancora, indicava...

Il fenomeno ha assunto «connotazioni preoccupanti» – spiega l’indagine- , soprattutto se si considera che nel 2015 ben il 25% dei migranti totali da Sud a Nord erano laureati rispetto al solo 5% nel 1980 e che nel 2016 il 40% dei residenti al meridione iscritti presso un corso di laurea magistrale, si è spostato presso un ateneo del Centro-Nord.

Alcune regioni presentano tassi di uscita assai più elevati di altre: se in Abruzzo è solo il 4%, in Campania è il 23%, in Sardegna il 36%, in Sicilia il 43%, in Puglia il 51%, in Calabria il 53%, in Molise il 61% e in Basilicata addirittura l’83%. Nel complesso secondo i dati dell’Anagrafe studenti del Miur, tra il 2004 e il 2015, il numero di immatricolati residenti al Sud ma iscritti ad un corso di laurea (triennale e ciclo unico) al Centro-Nord è passato dal 18% al 26% del totale degli immatricolati meridionali (con quelli magistrali che hanno raggiunto quota 38%).

La perdita di 30 miliardi è stata quantificata secondo i calcoli dell’agenzia per la Coesione Territoriale e dell’Ocse in riferimento al periodo che va dal 2000 al 2015, sulla base di vari fattori, con una media di 1,8 miliardi all’anno, un danno evidente per il Sud che diventa un guadagno netto per le zone di collocazione dei laureati meridionali; una sorta di high-skill a costo zero in termini di spese di formazione.

In tutto ciò lo scotto maggiore lo pagano le università meridionali che offrono una minore disponibilità di fondi dovuto ad un numero di iscritti inferiori dell’11% rispetto alla media nazionale.