Fra Serafino, il francescano questuante di Tramonti. Donava sempre un cuoppo di alici

«Pace e bene» era il suo saluto quotidiano. E non solo quando si presentava nei cortili, tra le vigne o sulle soglie delle case coloniche di Tramonti. Fra Serafino, scomparso ormai da oltre un decennio, è ricordato nel paese montano della Costiera Amalfitana come l’ultimo questuante francescano che percorreva a piedi le stradine interne che collegano i tredici borghi.

Un frate benvoluto da tutti e appartenente a quella casta di francescani che interpretavano alla lettera i dettami della povertà, della carità e dell’obbedienza. Insomma, uno di quei religiosi in odore di santità e del quale è ancora forte il ricordo.

Girava per le tredici frazioni di Tramonti con la sua bisaccia e un inseparabile paniere. E a chi gli donava un’offerta o del cibo, lui lasciava una fetta di pane con un “cuppetiello” di acciughe salate. Ma anche dei grani di incenso e l’immancabile immaginetta di San Francesco. Era questo il suo modo di ringraziare della carità ricevuta. E non solo nei giorni di festa o in quelli del periodo post pasquale quando girava nelle case per la benedizione.

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Ma anche in quelli della vendemmia o del rito del maiale. Si presentava nelle vigne per portare la sua benedizione a chi lavorava e vi ritornava quando il vino fermentato era pronto per finire nelle “decine”. Da quelle case, poi, dove giorni prima si era macellato il maiale, otteneva in segno di carità un vasetto di sugna o altro altri derivati. E il suo saluto era sempre lo stesso: Pace e Bene.

Perché ricordare proprio Fra Serafino? Innanzitutto per la sua figura serafica di frate buono ben lontana dal francescanesimo dei giorni nostri.

Lo spunto è arrivato dalla sua foto pubblicata sul gruppo Tramonti Antica che si è rivitalizzata in questi giorni per effetto di qualche nuova interazione. E la sorpresa per gli amministratori del gruppo, all’interno del quale figurano prevalentemente aneddoti e immagini retrò di vita vissuta, e che l’avevano pubblicata appena cinque anni fa, è stata quella legata proprio alla foto di fra Serafino.

L’immagine in cui è ritratto con un paniere sull’avambraccio ha riscosso il maggior numero di like di sempre. Perché quel personaggio lo ricordano ancora tutti nelle tredici frazioni di Tramonti. Borghi autentici in cui è forte quel sentimento non solo di solidarietà ma di attaccamento ai valori e alle tradizioni.

Come pure ai riti, molti dei quali ancestrali, che a Tramonti legano le produzioni agricole al culto di San Francesco.

E questo per la presenza dell’omonimo convento di Polvica che per alcuni secoli è stato un punto di riferimento oltre che un luogo di carità cristiana. A Tramonti dicono ancora oggi «San Francesco piglia e dà». Un detto che sta a significare come la questua dei frati si trasformava in sostegno per i più bisognosi.

E tra gli aneddoti anche un’usanza che vedeva protagonisti i casari della cittadina montana. Il 4 ottobre, infatti, la trasformazione del latte era destinata interamente al convento dei francescani. Quel giorno si producevano solo provoloni e caciocavalli che i frati conservavano nella loro cantina. Ed è qui che maturava anche il vino.

Una tradizione che è avvalorata anche da una poesia in vernacolo di un anonimo del 700 rinvenuta proprio qualche anno fa. «San Francisc è ‘o protettore e Tramunt; è ‘o protettore d’o vino e d’o latte», inizia così la metrica che ricorda come nel paese montano della Costiera fosse forte la devozione per il santo al punto che dinanzi a tutte le porte delle abitazioni non mancava mai un’immaginetta. E molto spesso era quella che portavano in giro i frati francescani e che consegnavano in cambio dell’obolo.

Tutto questo tesoro di tradizioni e di riti venne riferito punto per punto, nella primavera del 2017, a Papa Francesco nel momento in cui fu mostrata la bottiglia di vino rosso (era l’E’ Iss della tenuta San Francesco) scelta in quell’occasione da Alitalia per accompagnare la colazione del pontefice durante il viaggio da Roma verso l’Egitto