Fontana del Leone a Napoli: Storia e Altre Info sul Monumento Cittadino

Foto Fulvio De Marinis

La fontana del Leone è una storica fontana di Napoli ubicata in via Mergellina, situata nel tratto di strada che va da Piazza Sannazaro al Porto di Mergellina.

Andiamo a vedere la sua origine, la sua storia e altre info rilevanti di questo monumento.

Fontana del Leone a Napoli: Origine e Storia

La fontana, già fontana del Mergoglino, fu costruita nel XVIII secolo in occasione del rifacimento del Casino reale a Mergellina.

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Fu voluta da Ferdinando I delle Due Sicilie perché in quel punto, sotto l’altura di Monteleone, sgorgava un’acqua molto fresca e pregiata.

Quell’acqua serviva per l’approvvigionamento della famiglia reale quando risiedeva a Mergellina.

Una leggenda narra che un principe veniva in questi  luoghi a trovare la sua amante e ci veniva con il suo leone, che restava fuori ad aspettare.

Quando il principe perse la sua amata, probabilmente perchè morì per malattia, il principe morì di crepacuore e in quel luogo spuntò la sorgente, come se fossero delle lacrime.

A guardia di quelle lacrime, in ricordo, fu posto un Leone.

In realtà, la sorgente sgorga dall’altura della collina di Monteleone, e la fonte era detta del Mergoglino.

Re Ferdinando I, usava andare a quella fonte, quando risiedeva a Mergellina nel Casino reale.

Quando nel XVIII secolo, dispose il restauro del Casino, ad opera dell’architetto Sanfelice, fece costruire la fontana così come la ritroviamo adesso.

Essendo la fonte sottoposta alla strada, fece disporre delle vasche di marmo raggiungibili con delle scale in una struttura semicircolare.

In questo modo, sarebbe stato più agevole per gli abitanti del quartiere, l’approvvigionamento di quelle acque così fresche e pregiate.

La scultura del Leone, ad opera dello scultore Pirolli, invece, è stata posta solo dopo l’unità d’ Italia.

Funge infatti da elemento meramente decorativo e ispiratosi al monte da cui sgorga la sorgente.

La fontana fu sistemata ai piedi del dattero di Mergellina.

Un albero che aveva oltre cent’anni, riprodotto infinite volte dai paesaggisti italiani e stranieri.

E tanto celebre da dare il nome al «vico Dattilo», la piccola Montmartre napoletana dove abitavano e lavoravano i pittori della «Scuola di Posillipo».