Fior d’Amalfi, un romanzo per raccontare la Costiera dei disagi e dei limoneti

Una storia romanzata come pretesto per raccontare la Costiera con l’occhio appassionato di chi ancora crede nella forza dei luoghi dell’anima. E, per questo, si adopera per preservarli. Per evitarne la morte di simboli, come i giardini pensili coltivati a limoneti, o quei personaggi con le carni arse dal sole e stanche per la fatica, che ancora guardano il “forestiero” come un intruso. Almeno fino a quando non l’hanno conosciuto a fondo. La scossa, anche ai giovani, che rinnegano i mestieri dei loro padri, è arrivata qualche anno fa da Flavia Amabile, che ha affidato alla prosa il suo appello: restituire a questa terra un futuro. E lo ha fatto attraverso personaggi immaginari protagonisti di una storia che si intreccia ai luoghi dell’anima della Costiera, tra astuti maneggi di fondo, disavventure e attese tradite. Il suo romanzo, indicato da Panorama tra i cinque libri ambientati in Costiera Amalfitana, è una sorta di grido d’allarme per la tutela dei terrazzamenti coltivati a limoneti. Il fotografo di moda che lascia il lavoro su consiglio di un amico (che alla fine della storia scopre essere l’amante della moglie e il vero artefice delle sue peripezie) per trasferirsi con un figlio di pochi anni in Costiera Amalfitana, è il personaggio al quale la giornalista e scrittrice affida le sue denunce, snocciolate attraverso una serie di episodi. Dagli operai in Porsche, fieri padroni persino di strade anguste un tempo chiamate mulattiere, al traffico in tilt dell’estate. “Uno di quei tappi senza sbocco – scrive la Amabile nel suo libro – in cui si resta a cuocere sotto il sole osservando sconsolati una lunga fila di auto davanti a sé”. Ma anche quei pullman che non si fermano quando sono carichi di turisti. “Avete mai provato a fermarlo? La cosa più probabile che possa capitarvi è vederlo passare davanti a voi, deciso e indifferente quanto un albero di limoni davanti al vostro sudore mentre strappate erbacce ai suoi piedi”. Già, gli alberi di limoni, altri protagonisti di questa storia. Altri destinati all’abbandono. Perché come scrive Flavia Amabile per il tramite di un altro dei suoi personaggi “i limoni di qua non li vuole nessuno, costano due volte di più di quelli siciliani”. Fatica e sudore, per coltivare quei terrazzamenti da cui scappano i giovani. “Li avere mai visti? I figli nostri se ne vanno fra trent’anni sarà tutto selvaggio che ve ne importa di far crescere il figlio vostro qua”. Quante verità racconta Flavia Amabile attraverso i suoi personaggi. E quante disavventure: la ricerca di un idraulico o l’acquedotto secondario”che funzione come una linea telefonica”. Ma anche gli incendi che ingoiano la fitta vegetazione. “Arrivando in Costiera si può essere colpiti da un senso di vertigine – si legge nel libro – lo stesso di chi scenda da una giostra. Dopo un anno in un grande centro avremmo avuto mille opportunità. Dopo dodici mesi in costiera agosto si presentò identico al precedente”. Un’impresa far decollare la produzione di limoni e la trasformazione in marmellate Fiordamalfi affidate alle mani della “balena”, una pantagruelica massaia assoldata tra i motori dell’azienda. Che fatica la Costiera. Flavia Amabile, originaria di questa luoghi, l’ha raccontata proprio così com’è: bella e snervante. Lo ha fatto in punta di penna, quando parla di panorami e suggestioni, senza timore quando bacchetta e ne invoca la salvezza. “E’ una terra senza futuro nelle condizioni attuali” dice l’autrice che domani a Positano, nel Museo del Viaggio, racconterà la Costiera con immagini, musiche, parole, ricordi. E con la memoria di chi in Costiera vive, ma anche di chi ha deciso di salvare un pezzo di questa cultura: le persone-libro, che scelgono di imparare brani dei testi per farli conoscere a chi ha voglia di ascoltarli, per non far morire almeno i ricordi. Racconterà la Costiera attraverso il suo libro che come tutti i romanzi ha una storia a lieto fine. Il fotografo, che nel frattempo scopre l’astuto maneggio dell’amico amante di sua moglie, ottiene l’affidamento del figlio, rientra Roma ma non si priva di quei limoneti. Che nel frattempo fruttano grazie all’intuito femminile di una giovane “costierana”. Le marmellate Fiordamalfi, almeno sopravvivono.