Fervono gli ultimi preparativi nelle comunità di Marina, Benincasa e Raito di Vietri sul Mare per le celebrazioni della notte dell’Immacolata, sospese tra fede e tradizione. Una notte, quella dell’8 Dicembre, in cui la Marina, a partire dalle 2, si illumina con la luce intensa dei falò, che rendono le celebrazioni per la solennità un unicum.

Una tradizione, quella dei falò dell’Immacolata, che ha origini antichissime – probabilmente addirittura bizantine – e si rinnova ogni anno: la Vigilia dell’Immacolata Concezione è celebrata ogni anno anche a Cetara. 

Un’ importante funzione eucaristica accompagnata da riti laici che raccontano la storia, l’identità e le tradizioni di questo paese.
Infatti la processione, che si snoda attraverso i vicoli del piccolo centro, in piena notte, conduce la statua dell’Immacolata fino in riva al mare, ed ha caratteristiche uniche nel suo genere.

Durante il suo percorso, infatti, la statua della Madonna, accompagnata da un lungo seguito di fedeli, passa davanti a enormi falò (‘i treppier – così definiti in quanto costruiti su di una base a tre piedi), posizionati in punti strategici della cittadina. Questi ultimi sono accesi al passaggio della statua, con tecniche particolari tramandate di padre in figlio da anni ed anni. E, al tempo stesso, quasi in un rito ancestrale, imparare sin da ragazzini ad innalzare un ‘treppier ed incendiarlo è quasi una tappa obbligata che segna, per certi versi, l’ingresso nel mondo degli adulti.

Un rito, quest’ultimo, che si è ripetuto immutato anche nei giorni scorsi, a testimoniare una tradizione che si rinnova inesorabile, visceralmente radicata nell’animo dei cittadini vietresi.

Ma quello dei falò non era soltanto un rito simbolico e legato esclusivamente al folklore ed alla religiosità popolare: la tradizione, infatti, narra che le donne di questi paesi accendessero i falò con finalità “segnaletiche”, per guidare, con la loro luce, visibile anche a distanza rispetto alla linea di costa, i mariti che erano in gran parte intenti a pescare in mare nelle ore notturne, indirizzandoli, poi, nel rientro verso casa.

Del resto, le notti di un tempo, quelle precedenti l’introduzione della corrente elettrica, erano decisamente più buie di quelle attuali: e, dunque, la tradizione popolare dei borghi della Divina, non a caso, ha, sin da tempi remoti, celebrato le notti di importanti solennità con occasioni di festa, quasi a voler esorcizzare un atavico timore di tenebre che erano certamente più fitte di quelle odierne.

L’usanza, tramandata nel corso dei secoli, ha subito inevitabili trasformazioni e, oggigiorno, è decisamente probabile che l’intreccio di devozione e tradizione abbia fatto in modo che questi falò cambiassero la loro funzione principale, trasformandosi da luci essenzialmente “segnaletiche” a “spirituali”. In anni, si fa per dire, più recenti, i fedeli hanno iniziato, infatti, ad accendere i falò per illuminare il percorso della statua della Madonna portata in processione.

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