Fabrizio De Andrè in Costiera: quando alla fine degli anni ’80 visse tra Albori e Cetara

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In Costiera Amalfitana ritrovò i «colori del vento». Quelli che la «Città Vecchia» forse non sapeva esprimere con le sue «calate dei vecchi moli» e quell’aria spessa «carica di sale e gonfia di odori». Esattamente trent’anni fa.

Lasciò la sua Genova per la Costiera, Fabrizio De Andrè, del quale oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte.

Era la fine degli anni Ottanta quando elesse il borgo di Albori a suo «buen retiro». Il mare lo guardava dall’alto. Di giorno. In quell’oasi di tranquillità.

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Lo guardava da un una villa che affaccia sopra il rettilineo di Marina d’Albori, poco distante dal Fuenti, dove la sera Dori Ghezzi si esibiva con Wess.

La notte, molto spesso correva a Cetara. Ed è qui, nel ristornate San Pietro, che oggi compare l’unico ricordo di De Andrè in Costiera.

Una foto, con Franco Tammaro, che al grande cantautore manteneva riservato sempre lo stesso tavolo.

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«Quante notti ha trascorso nel ristorante – racconta Tammaroe sempre allo stesso posto. Ricordo che a volte era una processione di artisti, noti e meno noti. Ma anche di giovani che cercavano di incontrare il maestro. Fumava tanto, era sempre avvolto da una nuvola. Ma apprezzava la cucina di mare, quella semplice: la colatura e le alici. Gli trovammo casa ad Albori dopo che Dori Ghezzi, una sera dopo un concerto di Vasco Rossi, parlò della volontà di Faber di trasferirsi per un po’ in Costiera. E nel periodo in cui visse qui talvolta la notte lo accompagnavo anche a Napoli. Lo rividi l’anno in cui fece quello splendido concerto al Teatro Verdi di Salerno. Gli portai le alici che gli piacevano tanto».

Del Faber in Costiera ne parlò recentemente anche Eugenio Bennato, che qui, tra Vietri e Cetara, incontrò più volte il cantautore.

Era tra il 1988 e il 1989. Pochi anni prima l’uscita dell’album «Le Nuvole» in cui era contenuto il brano «Don Raffaè».

De Andrè, in quel periodo frequentò con una certa assiduità Napoli. E certamente per questo scelse la Costiera. Non solo come luogo di riposo e di riflessione.

Ma in quella residenza a poche centinaia di metri dallo svincolo dell’A3 che collega Salerno a Napoli, De Andrè scrisse insieme a Ivano Fossati due testi molto rilevanti del percorso artistico: «Megu megun» e «’A cimma».

In Costiera trovò mare e verticalità, Fabrizio De Andrè.

E chissà se proprio qui, prese vita un altro suo capolavoro: «Le acciughe fanno il pallone», scritta sempre con Fossati e contenuta in quello che fu il suo ultimo album, Anime Libere.

La musica di De Andrè stasera ritornerà a Salerno (memorabile nell’estate del 1998 fu il suo concerto al porto di Palinuro) complice il chitarrista salernitano Michele Ascolese che dal 1989 è stato al fianco del cantautore genovese.

«Ho scoperto dopo che Fabrizio aveva vissuto alla fine degli anni Ottanta un periodo in Costiera dove si si era stabilito per affinare il dialetto napoletano» rivela Ascolese che stasera sarà protagonista all’Augusteo del concerto evento promosso dall’associazione Tempi Moderni insieme con Carlo Ghirardato e Domenico Ingenito.

«Ma non ci siamo conosciti lì in Costiera – prosegue – Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con lui con l’album Le Nuvole e l’ho seguito fino all’ultimo concerto a Roccella Jonica nell’agosto 1998. Ricordo che era stanco e durante la prova suono sbattè a terra la chitarra».

Qualche mese prima, il principe libero, a Salerno, fu protagonista di un concerto indimenticabile.

«Ricordo la grande attenzione del pubblico diversa da quel coinvolgimento popolare che De Andrè ha sempre avuto – spiega Ascolese – Ci ha lasciato in eredità oltre ai suoi capolavori quella capacità di volare alto, di produrre musica come un modo per utilizzare il tempo. Era un uomo che sapeva ascoltare. Un pregio per chi non è stressato dal tempo. Stasera sarà un ricordo da condividere con quanti lo hanno amato».