Territorio

Pompei, rinvenuti due scheletri. Anche i terremoti post-eruzione tra le cause di morte

Ritrovati i resti ossei di due uomini deceduti in occasione dell’eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei. La scoperta nel corso del cantiere di messa in sicurezza, rifacimento delle coperture e riprofilatura dei fronti di scavo dell’Insula dei Casti Amanti. I dettagli e le parole del Ministro e del direttore Zuchtriegel.

Emergono nuovi dettagli sull’eruzione più famosa della storia. Scenario del drammatico evento Pompei, rasa al suolo da lava e detriti del Vesuvio. Oggi, però, vengono alla luce nuovi dettagli su quella manifestazione naturale che cambiò la morfologia e la storia del territorio.

Sono stati, infatti, ritrovati gli scheletri di due uomini durante uno scavo nell’Insula dei Casti Amanti. I duo uomini sono stati vittime di un terremoto che ha accompagnato l’eruzione. I resti ossei sono stati ritrovati sotto il crollo di un muro, avvenuto tra la fase finale di sedimentazione dei lapilli e prima dell’arrivo delle correnti piroclastiche. Quelle che hanno definitivamente sepolto Pompei.

Ciò testimonia che, tra le cause di morte anche il crollo degli edifici, in alcuni casi dovuto a terremoti che accompagnarono l’eruzione, si rivelò una minaccia letale. A perire – si stima – fu il 20 percento della popolazione.

Il ritrovamento dei resti di due pompeiani avvenuto nel contesto del cantiere in opera nell’Insula dei Casti Amanti dimostra quanto ancora vi sia da scoprire riguardo la terribile eruzione del 79 d.C. e conferma l’opportunità di proseguire nelle attività scientifiche di indagine e di scavo. Pompei è un immenso laboratorio archeologico che negli ultimi anni ha ripreso vigore, stupendo il mondo con le continue scoperte portate alla luce e manifestando l’eccellenza italiana in questo settore”, dichiara il Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano.

Le tecniche dello scavo moderno ci aiutano a comprendere sempre meglio l’inferno che in due giorni distrusse interamente la città di Pompei, uccidendone molti abitanti: bambini, donne e uomini. Con le analisi e le metodologie riusciamo ad avvicinarci agli ultimi istanti di chi ha perso la vita – evidenzia il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel –. In una delle discussioni di cantiere, durante il recupero dei due scheletri, uno degli archeologi indicando le vittime che stavamo scavando, ha detto una frase che mi è rimasta impressa e che sintetizza forse la storia di Pompei, quando, ha dichiarato: ‘questo siamo noi’. A Pompei, infatti, l’avanzamento delle tecniche non ci fa mai dimenticare la dimensione umana della tragedia, piuttosto ce la fa vedere con più chiarezza“.

Matteo Maiorano

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