I resti di un elefante morto 140mila anni fa per mano dell’uomo sono stati scoperti nella Grotta del Poggio di Marina di Camerota, nel Cilento.
La scoperta è a dir poco sensazionale: nello stesso periodo, infatti, cominciava a diffondersi l’homo sapiens moderno e avveniva la cosiddetta “domesticazione” del fuoco.
L’osso, come si legge dalla nota diffusa dal Comune di Camerota, presenta i segni della macellazione, a testimonianza del fatto che era stato ucciso per mano dell’uomo, per poterlo consumare e potersi sfamare.
Dunque la società di cacciatori e raccoglitori, diffusa all’epoca, ed era già in grado di catturare e cibarsi di grandi mammiferi come appunto gli elefanti.
L’osso ritrovato appartiene ad un Paleoloxon Antiquus, il cosiddetto “elefante a zanne dritte”, particolarmente diffuso durante l’era dell’Uomo di Neanderthal.
Era un mammifero decisamente più grande degli attuali elefanti, per via dei suoi quattro metri di altezza: la sua caratteristica principale era quella delle zanne prominenti, che scendevano fin quasi verso il suolo.
Stando alle testimonianze raccolte dagli studiosi, la specie, nel corso dei millenni successivi, si sarebbe poi estinta.
Gli scavi sono stati condotti molto di recente, dall’1 al 18 settembre, dalle Università di Siena e di Bologna in collaborazione con la Soprintendenza per le provincie di Salerno e Avellino e il Comune di Camerota.
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