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Ecco quante particelle di plastica ingeriamo ogni anno: l’incredibile scoperta

Le microplastiche potrebbero rappresentare un pericolo per la salute? Gli scienziati si chiedono quali sono le possibili implicazioni dell’ingerire queste piccole particelle di plastica. Sono diversi gli studi che mettono in evidenza le caratteristiche delle particelle di plastica e che cercano di comprendere quanto queste possano incidere sulla salute dell’organismo.

Quante particelle ingeriamo ogni anno?

Un nuovo studio in particolare, svolto dal gruppo di ricerca dell’Università di Medicina di Vienna, ha sottolineato a cosa bisognerebbe fare attenzione. Nello specifico esistono due differenti tipologie di particelle di plastica.

Ci sono infatti le microplastiche, che hanno delle dimensioni tra 0,001 e 5 millimetri e a volte potrebbero anche essere invisibili, se non osservate con particolari strumenti scientifici. Poi ci sono le nanoplastiche, che hanno delle dimensioni inferiori a 0,001 millimetri.

I risultati della ricerca, che sono stati messi in evidenza dalla pubblicazione Exposure and Health, hanno permesso di scoprire che chi beve acqua dalle bottiglie di plastica ogni anno assumerebbe circa 90.000 particelle di plastica. Bevendo l’acqua dal rubinetto, invece, la quantità di particelle di plastica sarebbe ridotta di più della metà.

Le possibili conseguenze per la salute

Lukas Kenner, coautore della ricerca, ha spiegato che un intestino sano avrebbe maggiori possibilità di evitare rischi per la salute in seguito all’assunzione di queste particelle di plastica.

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È da dire che i cambiamenti che avvengono nel tratto intestinale, come le situazioni relative ad alcune patologie croniche oppure alle condizioni di particolare stress, possono comunque rendere il nostro organismo suscettibile proprio all’azione delle piccole particelle di plastica.

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Delle osservazioni che dovrebbero farci riflettere, considerando anche quanto è stato affermato da un altro recente studio, che ha individuato dei piccoli pezzi di plastica anche nel sangue umano. Recenti ricerche hanno fatto comprendere che delle particelle di questo tipo possono essere presenti anche nell’urina. Gli scienziati quindi si interrogano sui possibili effetti per la salute del nostro corpo.

Gianluca Rini

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