Oltre alle luci di Natale, in occasione della Festa dell’Immacolata si “riaccende”, ça va sans dire, anche la tradizione dolciaria in Costiera Amalfitana. La pasticceria natalizia è un’icona della gastronomia locale: la matrice è comune a quella campana ma non mancano peculiarità.

Tra gli indirizzi che interpretano al meglio l’arte dolciaria, nel rispetto dell’autenticità e lontano dai riflettori, c’è, senz’altro, l’Antica Pasticceria Savoia, fondata ad Amalfi oltre un secolo fa ma rimasta un riferimento per gli amalfitani, così come anche per tanti turisti che visitano l’Antica Repubblica Marinara, soprattutto nel periodo estivo.

E’ indubbio che a ridosso del Natale, con i primi freddi invernali, sebbene scaldati dall’ancora tiepido sole di Dicembre, c’è più gusto a sperimentare i dolci della tradizione, con le preparazioni immutate nel tempo, cui si sono affiancate, nel corso degli anni, anche nuove creazioni capaci di venire incontro a gusti di una clientela, oggettivamente, sempre più variegata ed in continuo mutamento, ma senza snaturarne l’essenza amalfitana.
Perchè, indubbiamente, i dolci nella Divina hanno un altro sapore: il gusto che riflette, al palato, il profumo delle zagare e delle bucce dei limoni appena raccolti, a seconda del periodo dell’anno, si fonde con quello di farina, lievito, zucchero e mandorla.

Ed è proprio quest’ultima la base per la “pasta reale”, immancabile nelle sue doti scenografiche. Ultimamente un po’ messa in secondo piano dagli italiani anche per via della sua dolcezza intensa, d’altri tempi – il sugarfree è paradigma da tempo dilagante -, ma decisamente meno dagli stranieri che – assicura Michele Guida – la acquistano in estate e la ordinano in inverno, anche e soprattutto dall’altra sponda dell’Atlantico.
Farina di mandorle, zucchero, acqua ed aromi naturali, ritagliati e disposti in forme simpatiche ed accattivanti, in passato erano soprannominati in dialetto “mattoni“ in quanto la loro sagoma assomigliava a piccole mattonelle.
L’indissolubile simbiosi tra arte e gusto, in effetti, è il leitmotiv ancestrale della Divina: forte il legame, anche culinario, con la vicina Napoli, attraverso la via del grano, quella che unì Minori e Gragnano nell’era borbonica. E presumibilmente arrivò attraverso questa anche un prodotto nato tra le mura del convento di San Gregorio Armeno, la via dei presepi, proprio come appaiono quei borghi illuminati che costellano la linea di costa che va da Salerno a Punta Campanella: i dolci del divino amore.

Quei borghi nelle cui case era un tempo immancabile l’aroma del pisto, di cannella, noce moscata, chiodi di garofano ed anice stellato, che permea i mostaccioli imbottiti ed i roccocò, i susamielli e le sapienze, anche questi immancabili sulle tavole non solo amalfitane, ma campane in generale.

E di origine domestica sono anche le zeppole di patate e gli scauratielli ma questa..è un’altra storia.
