Cronaca

Delitto di Ravello, condanna definitiva: 13 anni all’assassino

Giuseppe Lima è stato condannato in via definitiva, dai giudici della Settima sezione panale della Cassazione, a 13 anni di reclusione per l’omicidio di Patrizia Attruia che si consumò a Ravello il 27 marzo di sei anni fa.

Come riporta il quotidiano La Città, quella di Giuseppe Lima fu un’ammissione tardiva, giunta in un momento «già fortemente delineato quanto alla prova del concorso nell’omicidio di Patrizia Attruia».

Respinto dunque il ricordo del muratore di origini paganesi che uccise la donna in concorso con Vincenza Dipino, condannata in via definitiva a 13 anni di reclusione.

Chiusa così l’ultima parentesi giudiziaria di quello che è stato definito “l’omicidio della cassapanca” poiché gli imputati chiusero il corpo della donna assassinata nel mobile; da ciò anche la condanna per occultamento di cadavere.

Lima è stato condannato, in via definitiva, a 13 anni, 4 mesi e 10 giorni di reclusione. Una condanna a cui è stata riconosciuta la maggiore gravità per la sua indole violenta e aggressiva, tenente alla sopraffazione, come emerso anche dalle dichiarazioni dell’ex moglie e delle figlie.

Come riporta sempre La Città, l’omicidio avvenuto a Ravello, nel corso dei processi, ha riservato non pochi colpi di scena. Nella prima fase delle indagini, Lima cerco di scaricare tutte le colpe sulla Dipino, cercando di depistare l’attività investigativa dei carabinieri. La complice, infatti fu arrestata poco dopo il rinvenimento del cadavere perché era la principale indiziata dell’assassinio della donna, sua rivale in amore.

La vittima e la Dipino, emerge dalle carte processuali, si contendevano lo stesso uomo, Lima. Il muratore disse di aver riposto il cadavere nella cassapanca in attesa di escogitare un sistema per farlo scomparire. Poi, chiari l’intero omicidio e com’era maturato.

Il movente dell’omicidio è tutto nel “triangolo amoroso” che si era creato nell’appartamento di Ravello. Tra la Dipino e Lima, infatti, era nata una relazione clandestina che aveva finito per scatenare l’ira della compagna dell’omicida.

La Attruia fu ammazzata a mani nude da Lima che, reagì alla scenata della compagna, picchiandola e stringendogli le mani al collo fino ad ammazzarla. In quel momento entrò in scena la Dipino, sua amante, che lo aiutò a nascondere il corpo nel mobile. In attesa di trovare una soluzione per disfarsene, facendolo scomparire.

Redazione Campania

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