Territorio

De Masi sul turismo: “La Costiera Amalfitana? Dev’essere per poche persone, colte e ricche”

Nel libro “L’età dell’erranza: Il turismo del prossimo decennio” Domenico De Masi dedicò una lunga riflessione al turismo, traendo una conclusione per la sua patria adottiva, la Costiera Amalfitana, ben diversa rispetto all’attuale situazione: la Divina deve dedicarsi ad un turismo d’élite.

Una visione decisamente opposta, quest’ultima, all’attuale direzione intrapresa – o meglio, subita – con il fenomeno dell’overtourism. Ed evidenziata, proprio per via della sua portata notevolmente attuale, da Gaetano Cantalupo nella community virtuale del Comitato Tuteliamo la Costiera Amalfitana.

All’interno del fenomeno complessivo esiste una forte segmentazione di turisti in termini di potere d’acquisto, e la parte più ricca coincide, per lo più, con la parte più colta e più informata nella scelta delle proprie mete. Si tratta del 10% di quel miliardo di cittadini che dispongono di 40 giorni di ferie e che godono di un reddito annuo superiore a 150 mila dollari con una propensione di spesa, durante le vacanze, pari almeno a 500 dollari al giorno“, sosteneva infatti De Masi.

“A essi vanno aggiunti almeno altri 10 milioni di pensionati benestanti e 10 milioni di persone meno ricche, ma culturalmente appassionate, disposte a sacrificare altri consumi a quelli di natura intellettuale – proseguiva il sociologo scomparso ieri – Si arriva così a una élite di 120 milioni di turisti «consapevoli», per i quali vacanza e viaggio costituiscono l’occasione per celebrare il matrimonio tra svago e cultura”.

Questi pretenderebbero dalle località ospitanti un “pacchetto” integrato esperienziale, “consapevole”, fatto di bellezza e cultura, privacy e silenzio, ma anche di creatività, originalità e svago. Insomma, non “eremitaggio” o estremismo escursionista, ma un turismo lento e slow.

Con ciò non si intende disprezzare il turismo di massa: si intende solo segnalare la necessità, da parte di ciascuna zona turistica, di ritagliarsi il segmento di mercato più congeniale alle proprie condizioni oggettive e al proprio genius loci – continuava De Masi – Se, ad esempio, le spiagge vaste e l’imponente attrezzatura alberghiera permettono alla Romagna di ospitare milioni di vacanzieri, soprattutto giovani, alla ricerca di svago, dotati di medio potere d’acquisto e concentrati in un breve arco di tempo, la costiera amalfitana o la zona di Portofino possono ospitare un numero esiguo di turisti, soprattutto adulti, alla ricerca di quiete e riservatezza, dotati di alto potere d’acquisto e diffusi in tutto l’arco dell’anno“.

La costiera amalfitana e la zona di Portofino sono galassie di piccole stelle che, a parità di posti letto, dovranno perfezionare sempre più l’offerta dei propri servizi per pretendere prezzi alti da una élite mondiale di persone colte e ricche“, concludeva il sociologo scomparso: certamente non avrà apprezzato la tendenza all’overtourism assunta dalla Divina, che, tuttavia, pure presenta numerose esperienze di impresa turistica e di sinergia con le istituzioni locali che si avvicinano a quanto aveva preconizzato come soluzione adatta per il suo futuro.

Fonte: tratto da “L’età dell’erranza: Il turismo del prossimo decennio”

Andrea Bignardi

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