Dalla filodrammatica alle feste patronali: un inedito Andrea raccontato dal prof. Gargano

ph Paola Mottola ©

di Giuseppe Gargano – Andrea Papariello, al secolo De Crescenzo, è stato un degno figlio del popolo amalfitano. Alle soglie del sessantesimo compleanno è volato al Cielo. Ancora oggi sentiamo la Sua voce scherzosa che rallegra le vie e le piazze di Amalfi.

Ancora oggi riecheggia il Suo verso dalla Rua che imita la sirena dell’ambulanza. Tutti noi siamo stati Suoi cugini, zii o zie. E lo zio Alfonso Mostacciuolo, di venerabile memoria, fu il Suo compare di cresima nelle acque sante di Lourdes.

Nelle lezioni di scrittura a Lui tenute nel Cinema S. Giuseppe amava scherzosamente così definire le vocali: “a” come “Andrea” o “Amalfi”, “e” “’a zeppola”, “i” “’o chiuovo”, “o” “’o coccone”.

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La compagnia filodrammatrica di Riccardo Buonsostegni in più d’un’occasione lo rese protagonista delle commedie di De Filippo o della “Cantata dei Pastori”.

In una rappresentazione gli fu affidato il compito di portare sul palcoscenico una “guantiera” di sfogliatelle. Nel teatro del Centro di Solidarietà “Ercolano Marini” l’attrice Amalia Amendola uscì simpaticamente fuori dal copione, chiedendo ad Andrea: «Ne vuoi una?». La risposta di Andrea fu lapidaria: «Tengo ‘o diabete, e’ cazz’!»; la platea rispose con un lungo applauso e una profonda risata.

«E’ cazz’» era il Suo caratteristico intercalare. Il tempo di Andrea Papariello era scandito con un ritmo assolutamente pragmatico. Le ore del giorno: fa iuorno, ‘a zuppa, doppo ‘a zuppa, miezoiuorno, oggi mangiato, fa notte.

I giorni della settimana ruotavano intorno al mercoledì, “’o mercato”; per cui “dimane ‘o mercato” era giovedì, “nu’ dimane ‘o mercato, dimane” (venerdì) e la domenica, “’a messa”, “ieri ‘a messa” sabato, “dimane ‘a messa” lunedì.

I mesi dell’anno secondo le festività soprattutto religiose: “Caporanno”, “’a Befana”, “Carnevale”, “’a Pastiera” (Pasqua), “Sant’Antonio”, “Sant’Andrea”, “’a Trufimena”, “’a Matalena”, “San Pantaleone”, “’a Maronna Assunta”, “’o Caporanno Bizantino” (I settembre), “’A Molata” (l’Immacolata).

Benché non tenesse in conto l’orologio, comunque era sempre puntuale agli appuntamenti, come lo è stato ora col Padre Celeste.

Era estremamente rigoroso e preciso nel servizio d’ordine in occasione della Regata e del Capodanno Bizantino; il Suo spiccato orecchio musicale lo trasformava in brillante mazziere ogni 1° gennaio, alla guida della banda di Capodanno, specialmente “’O Scialapopolo” del Suo caro papà.

Amava tutti gli amalfitani: quando incontrava le mie figlie, era solito raccomandar loro: «Un bacio a mammà e a papà!».

Un intero popolo seguirà il Suo feretro e lo omaggerà. Ora, insieme alla Sua cara mamma e in compagnia dei Santi che ha tanto venerato, continua a vivere il Calendario Celeste, intercedendo per noi presso l’Amore che lo ha tanto amato.