Covid, nuovo Dpcm in vista: ecco cosa chiedono le Regioni al premier Draghi

Sarà portato oggi in Consiglio dei Ministri dalla Gelmini il documento unitario con le proposte delle Regioni per la gestione della pandemia da Covid -19.

Il documento unitario sarà discusso nei prossimi giorni tra Governo e Regioni in vista del nuovo Dpcm che, con tutta probabilità, sarà firmato da Mario Draghi entro il 5 marzo.

Quello che è certo è che il nuovo Governo guidato da Draghi prevede la comunicazione una settimana prima per quanto riguarda l’apertura o la chiusura delle attività commerciali mentre le misure di tipo sanitario dovranno affiancarsi a quelle di ristoro economico.

Ecco cosa chiedono le Regioni a Mario Draghi:

Vaccini

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I vaccini dovranno avere la priorità assoluta. Le Regioni, visti i ritardi nella somministrazioni dei vaccini, chiedono al Governo di cambiare strategia per recuperare più vaccini possibili, valutando da subito di coinvolgere nella fase produttiva anche aziende e realtà italiane.

Chiusure comunicate con anticipo

Tutti i provvedimenti, compresi i cambi di fascia, devono essere resi noti con un congruo anticipo ai cittadini e alle categorie economiche. È una questione di rispetto per chi da mesi sta facendo sacrifici senza precedenti.

La divisione in zone

La divisione in zone dell’Italia (gialla, arancione e rossa) resta, ma verrà semplificata. Fermo restando che la tutela della salute resta l’obiettivo prioritario, occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali. I parametri per stabilire il livello di rischio potrebbero essere modificati già prima del prossimo Dpcm e si allargheranno le zone rosse lì dove emergono focolai causati dalle varianti del virus.

Nuova strategia

Una nuova strategia che veda i tecnici produrre elaborazioni oggettive e scientifiche sulle quali la politica si assumerà la responsabilità delle decisioni. Fino a prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali, ma sempre valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte. Questo al fine di evitare di mettere a rischio tante attività che per mesi sono state costrette a restare chiuse, rischiando il fallimento. Ogni chiusura deve prevedere l’erogazione di ristori adeguati nel medesimo provvedimento.

Scuole e Università

Qualificare l’attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento. Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonchè prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica.

Spostamenti tra Regioni:

Oltre al decreto che sarà approvato oggi per prorogare il divieto di spostamento tra le Regioni per 30 giorni, dunque al 27 marzo, l’esecutivo comincerà a mettere a punto l’elenco delle nuove regole operative dal 6 marzo.

Apertura serale di bar e ristoranti:

Al momento la curva dei contagi è ancora in salita, ed è per questo che il Comitato tecnico-scientifico ha sottolineato che è rischioso “procedere a riaperture che rischiano di far salire ulteriormente il numero di contagi perché favoriscono una maggiore circolazione delle persone, ma la scelta spetta al decisore politico”. Entro fine settimana si valuterà se ci sono zone del Paese dove invece la morsa del Covid è meno pericolosa, dunque se ci sono spiragli per valutare una riapertura sia pur graduale di alcune attività.