Covid: da Napoli una terapia di farmaci che riduce l’ospedalizzazione

Arrivano da Napoli nuove buone notizie per quanto riguarda la lotta al Covid-19.

Lo pneumologo Gennaro D’Amato ha messo a punto un protocollo anti-Covid e lo ha illustrato, assieme ad altri colleghi, in un lavoro scientifico pubblicato su “Multidisciplinary respiratory medicine“.

Nello specifico la pubblicazione è stata firmata dal professore Gennaro D’Amato, per 30 anni primario della divisione di Malattie respiratorie e allergiche dell’ospedale Cardarelli per trent’anni e oggi docente alla Scuola di specializzazione della Federico II, insieme a Luca Acanfora (odontoiatra, impegnato nel progetto naso-faringeo di verifica Covid-19 sostenuto da Cotugno e ospedale di Malta), Lucrezia Delli Paoli (cardiologa dell’Università Vanvitelli) e Maria D’Amato (dirigente medico della prima divisione di pneumologia Monaldi-Federico II).

Lo studio prende in considerazione casi di covid tra il primo settembre ed il 24 dicembre e la terapia è stata proposta e seguita da 182 pazienti, di cui 111 uomini e 71 donne, di età compresa tra i 32 e i 71 anni. Tutti i casi presi in considerazione erano sintomatici e monitorati online con continuità, la mattina e la sera e seguiti anche dal medico di famiglia.

Diversi i parametri esaminati: temperatura corporea, pressione sanguigna e, ovviamente, tutti i sintomi tipici della malattia: tosse, dispnea o comunque difficoltà di respiro, debolezza muscolare, alterazioni del gusto e dell’olfatto.

“La peculiarità del trattamento – spiega Gennaro D’Amato nel documento – consiste nell’anticipare la terapia e prescrivere i farmaci prima che le condizioni di salute dei pazienti si aggravino, e cioè a distanza di 3-4 giorni dalla comparsa dei sintomi e subito dopo il tampone risultato positivo anziché dopo 7-8 giorni, come suggerito da altri protocolli“.

La terapia prevede prima la somministrazione di eparina a basso peso molecolare, una oppure due volte al giorno, in base al peso, abbinata a corticosteroidi assunti due volte al giorno e con un dosaggio non elevato: “Così hanno funzione anti-infiammatoria e non immunodeprimente, servono a ridurre il rischio che si scateni una tempesta di citochine, reazione immunitaria potenzialmente fatale“.

E poi, l’azitromicina per sei giorni consecutivi: “Sempre per le sue proprietà anti-infiammatorie. In caso di febbre e tosse indotti da Covid-19 e di una ulteriore infezione batterica, abbiamo consigliato l’uso di altri antibiotici: levofloxacina o ceftriaxone” – precisa l’esperto.

Questo schema di trattamento è stato in grado di ridurre l’ospedalizzazione: soltanto quattro pazienti dei 181 trattati hanno avuto necessità di ricovero, due in terapia intensiva.