Covid-19: uno scudo genetico avrebbe protetto il Sud Italia. Un’interazione fra Dna e ambiente

Due infermieri del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale S.Martino. Genova, 30 Gennaio 2020. ANSA/LUCA ZENNARO

Uno “scudo genetico” avrebbe protetto il Sud Italia dall’ondata del Covid-19. A spiegarlo è stato Antonio Giordano, medico italiano trapiantato negli Stati Uniti.

«L’ipotesi è da validare prima di trarre conclusioni certe, ma è già fondata su solide basi scientifiche – ha spiegato ad Adnkronos Salute – Un’interazione fra Dna e ambiente. L’ipotesi è che esista una forma di difesa, un assetto genetico protettivo».

Durante il lockdown – come scrive il sito de Il Mattino –  Giordano ha cercato di analizzare «le possibili cause dell’alto tasso di infezione e mortalità in Italia», collaborando con ricercatori di diversi settori e firmando questo primo articolo insieme a colleghi fra i quali Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino del Grand Metropolitan Hospital di Reggio Calabria, Giovanni Baglio del ministero della Salute, Francesca Pentimalli dell’Istituto tumori di Napoli e Patrizia Maiorano dell’Università di Siena.

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Il nodo sarebbe il sistema Hla (antigene leucocitario umano), che ha un ruolo chiave nel modellare la risposta immunitaria antivirale, sia innata sia acquisita. La teoria è che «uno specifico assetto genetico, costituito da particolari varianti dei geni Hla, potrebbe essere alla base della suscettibilità alla malattia da Sars-CoV-2 e della sua severità».

Gli studiosi sono partiti dal presupposto che il Covid-19 fosse in circolazione già prima del lockdown, e si sono chiesti se una specifica costituzione genetica possa contribuire a proteggere i cittadini del Sud. Ulteriori studi caso-controllo su larga scala potrebbero far luce su questo possibile aspetto ma «le solide basi per pensarlo già esistono», assicura Giordano. «Stiamo aumentando la casistica per arrivare al dato finale».