Costiera Amalfitana, i riti penitenziali a Minori: trascritti in un libro i canti dei «Battenti»

In Costiera amalfitana, dalla nascita delle confraternite, sin dal Medioevo, non si è mai persa la voglia di innalzare canti al Signore. In particolar modo  a Minori, dove, nella Settimana Santa, una flebilità di canto parla al mondo «dell’immortalità dell’anima» come ebbe a dire qualche anno fa Roberto De Simone. È una consuetudine che nasce dall’incontro tra religione cristiana e riti pagani e si tramanda sin dal XIV secolo grazie all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento che ne è la custode.

La storia e la trascrizione musicale e letteraria dei Canti penitenziali a Minori sono stati sondati, come documento etnomusicologico e storico, nel volume «Sul Golgata a spirar» (squiLibri), curato da Pasquale Scialò e Francesca Seller docenti del Conservatorio Martucci di Salerno che ha patrocinato la ricerca.

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«Non esisteva una trascrizione musicale delle registrazioni corali e in certo senso filo-logiche di questi antichi canti. In questo volume frutto di un lavoro d’équipe ci sono testimonianze, riscritture, registrazioni che lo rendono un punto di riferimento», sottolineano gli autori.

Questa tradizione dei Battenti e quella vocale-corale, che aspira a diventare patrimonio immateriale dell’umanità per la sua unicità, storia e contenuti, racchiude «il sentire più intimo di una comunità, i tratti più profondi di un rito secolare. La processione riveste un interesse artistico peculiare e variegato, che coinvolge la gestualità, gli allestimenti scenici, i costumi, soprattutto la musica», scrive nella prefazione il sindaco di Minori Andrea Reale.

E Mario Ruggiero, già priore dell’Arciconfraternita, ne sottolinea l’antica tradizione. Nelle oltre 200 pagine c’è un articolato programma di ricerca, ma la genesi e la natura del volume presentano due valenze didattiche tra loro collegate.

«La prima è derivante dai metodi e dai temi adottati nel corso di laurea di Didattica della musica; la seconda legata alla natura di apprendimento dei canti, trasmessi oralmente, basata su uno scambio transgenerazionale tra i membri della comunità minorese – scrivono i curatori dell’opera – È necessario dare ragione di una storia, quella del canto religioso popolare e di collegarla con i nostri giorni per darle rinnovata dignità».ù

Due cd, 43 canti, allegati al volume, testimoniano la componente verbale, ora stabilizzata e appresa attraverso la codificazione in un libretto e quella musicale appresa “a orecchio”. Una tradizione quella dei canti dei battenti che fu studiata non solo dal musicologo Roberto De Simone ma che per la sua straordinaria suggestione fu scelta anche per la seconda serie della fiction di Gomorra.