Costa d’Amalfi, paradiso infernale: le immagini del traffico fanno il giro del mondo

Traffico in tilt, file di auto incolonnate, bus che s’incrocino nei punti nevralgici. Il nastro sinuoso d’asfalto della Costiera Amalfitana rimanda inesorabilmente al più celebre immaginario poetico. Per una terra detta Divina la metafora perfetta torna ad essere quella di un girone dantesco. Con tanto di concretezza all’irreale.

Il divincolarsi tra curve e strettoie, nei giorni di caos, è un po’ come addentrarsi in un inferno ma con un’eccezione di non poco conto: quel paradiso su cui cade lo sguardo quando a strapiombo si costeggiano i fianchi delle montagne. Una contraddizione la Costiera.

E siamo solo all’inizio di un’altra estate che si annuncia rovente e che proporrà lo stesso copione con traffico in tilt, code estenuanti, sosta selvaggia, motociclisti screanzati, gruppi di ciclisti, pedoni che sbucano da ogni dove, lungomari troppo poco protetti dalla rotabile, impianti semaforici alle estremità di qualche atavico smottamento, strade chiuse ma transitabili, moto e scooter che sfrecciano in ogni dove, bus turistici (alcuni persino fuori misura consentita) e di linea, pullman panoramici e migliaia di auto.

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Molte, forse troppe, quelle che già circolano indiscriminatamente. E tra queste le tantissime noleggiate a stranieri e inesperti automobilisti. E’ questo il volto brutale della Costiera che si trasforma in un inferno di lamiere in quel tratto che va da Vietri a Positano sospeso a mezzadria tra le cime montuose e lo specchio di mare che bagna i piedi dei Lattari.

E dove la vigilanza affidata agli ausiliari in alcuni punti cruciali, da sola, continua a non bastare.

L’oleografia più classica rischia di sbiadirsi e con essa la suggestione dell’incanto. Già perché nell’immaginario del viandante l’indimenticabile cartolina sarà quella dell’inferno ritratta dal piccolo occhio elettronico di uno smartphone.

E paradossalmente, in queste ore, le immagini che attraverso i social network fanno il giro del mondo non sono soltanto quelle dei siti storici e delle bellezze naturali. Tra queste anche quelle dell’inferno di lamiere.

«Ma cos’è il Far West?» ha tuonato qualche turista dopo essersi affacciato per un attimo dal finestrino della sua berlina. «Oh my God» è l’esclamazione anglosassone di quelli che mai avrebbe immaginato d’assistere, stipati come sardine in una lamiera al sole, all’ardita manovra tra due bus che si incrociano in una curva strapiombo sul mare.

E, intanto, il tempo passa, l’attesa diventa snervante, il sole aumenta d’intensità, l’asfalto si fa incandescente e le ventole delle auto con finestrini sigillati emanano un calore insopportabile. Un attentato all’immagine della Costiera, quel groviglio di lamiere in uno dei mezzogiorno di fuoco sulla statale Amalfitana.

La Costiera che scoppia e che invoca provvedimenti urgenti come numero chiuso o targhe alterne ha anche un’altra faccia: quella alternativa alla viabilità principale della 163.

Due strade provinciali di non minore importanza che da un lato collegano ad Agerola ed al napoletano, e dall’altro a Corbara e all’Agro Nocerino. Entrambe versano in condizioni critiche a causa dell’inadeguatezza delle condizioni di sicurezza dovuta dalla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria, dai parapetti divelti in più punti, dalla segnaletica orizzontale inesistente, dal fondo stradale logoro e sdrucciolevole (il tappetino di asfalto risale agli anni ottanta) causa dei continui incidenti automobilistici.

Per non parlare dell’ultimo restringimento in ordine di tempo a Pucara, nel tratto interessato dall’enorme frana di febbraio, lungo cui da tre mesi ormai il traffico viene regolato da impianti semaforici. Con conseguenze devastanti sul traffico veicolare. Da ieri pomeriggio e fino a sera, una fila chilometrica di auto ha occupato la corsia in direzione Valico: da Pucara fino a Maiori.

Un quadro sconvolgente che trasforma questo lembo di terra sempre più in un inferno. A ciò si aggiunge un’aggravante sul tratto che collega Tramonti con Ravello. La strada, dove da circa un anno sono in atto lavori di mitigazione delle colate di pomice lungo il fianco della montagna, è chiusa ormai da quasi sei anni.

Mentre il tratto che collega Maiori con Tramonti e Chiunzi presenta buche e avvallamenti che continuano a far danni ad auto e mezzi in transito.

A lanciare il grido d’allarme sullo stato di degrado delle strade “secondarie” della Costiera sono stati a più riprese sindaci e cittadini evidenziando le difficoltà delle aree collinari. Una situazione insostenibile e rischia di compromettere e vanificare tutti gli sforzi fin qui prodotti per l’inserimento di queste realtà nei circuiti turistici.

Assillata da problemi cronici la “Divina” rischia dunque il collasso se non si individuano interventi risolutori. Perché l’oleografia più classica potrebbe davvero sbiadirsi e con essa la suggestione dell’incanto. Restituire vivibilità alla Costiera significa evitare che nell’immaginario del viandante l’indimenticabile cartolina sia quella dell’inferno ritratta dal piccolo occhio elettronico di un cellulare o di un ipad.