Cosa aveva il “Rover lunare” che fu usato per la prima volta dagli astronauti sulla luna

Costruito dalla Boeing e dalla General Motors, la Rover lunare non ha un volante, ma una cloche simile a quella degli aeroplani, con la quale si comanda la marcia in avanti e indietro, e la sterzata.

Inoltre, dovendo operare in un mondo senza aria e quindi senza ossigeno, non poteva logicamente disporre di un normale motore a combustione, che brucia benzina.

Il motore quindi è elettrico, alimentato da batterie chimiche con autonomia di cento chilometri percorsi a piena potenza. Ogni ruota è autonomamente motrice con un piccolo motore da un quarto di cavallo di spinta.

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I sedili sono in nylon, sagomati in modo tale da accomodare gli astronauti rivestiti dello scafandro lunare e dello zaino portatile di sopravvivenza.

La bassa gravità procurò una serie di vantaggi e di svantaggi rispetto alla guida sulla Terra. A causa dei sobbalzi piuttosto violenti causati dalla bassa gravità lunare, gli astronauti si dovettero legare a cinture di sicurezza robuste. Però, grazie alla gravità lunare, che è un sesto di quella terrestre, con la “Moon Rover” si riuscivano a superare pendenze del trenta per cento, e a saltare scarpate larghe fino a settanta centimetri: cosa pressoché impossibile sulla Terra.

Le ruote erano formate da pneumatici che, anziché essere in gomma con camera d’aria, come le auto “terrestri”, avevano all’interno un anello elastico con una fitta rete di filo d’acciaio con un battistrada in tasselli di titanio.

Un sistema di navigazione automatica consentiva all’auto lunare di viaggiare con sicurezza: la sua mansione era quella di evitare che gli astronauti si perdessero o che cercassero per troppo tempo il percorso di ritorno al LEM “Falcon”.

Un problema importante era la polvere lunare che veniva sollevata, infatti essa è particolarmente abrasiva e poteva provocare danni alle strumentazioni e alle tute degli astronauti.