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Come è morto nella realtà Pierluigi Torregiani: la storia vera

Pierluigi Torregiani era un gioielliere, titolare di una piccola attività sita nella periferia di Milano. Siamo negli anni di piombo, caratterizzati da agguati e rapine soprattutto in queste zone.

I fatti realmente accaduti vengono raccontati successivamente in un libro chiamato Ero in guerra ma non lo sapevo, scritto da uno dei tre figli adottivi di Torregiani e in un film, in onda questa sera su Rai 1, omonimo.

I fatti

Era la sera del 22 gennaio del 1979, quando il gioielliere Pierluigi Torregiani si trovava a cena in una pizzeria dopo aver partecipato ad un’esposizione di gioielli in una TV privata.

Nel locale entrarono dei malviventi che tentarono di rapinarlo e, insieme ad un suo accompagnatore, reagirono alimentando una vera e propria colluttazione.

La sparatoria che seguí vide la morte di uno dei banditi, Orazio Daidone, e di un avventore. Oltre a ciò, ci furono numerosi feriti tra cui lo stesso Torregiani.

Secondo la testimonianza del figlio, anch’egli presente, i colpi mortali non partirono dalla pistola del padre.

I giorni successivi furono molto duri per il gioielliere, in quanto i giornali locali cominciarono ad etichettarlo come “sceriffo” o “giustiziere”, alimentando la rabbia dei Pac che lo scelsero come vittima da sacrificare. Iniziarono da questo momento tutta una serie di minacce al commerciante milanese.

Leggi anche: La vera storia di Pierluigi Torregiani a cui è ispirato Ero in guerra ma non lo sapevo

L’omicidio

Una mattina, precisamente il 16 febbraio, Torregiani stava per aprire la saracinesca del suo negozio insieme ai figli quando fu coinvolto in un agguato.

Si trattò di tre componenti del PAC (Proletari Armati per il Comunismo), che per vendicare la morte del loro compagno, si misero in azione.

Leggi anche: Doc – Nelle tue mani: Giulia mente ad Andrea e Cecilia vuole incastrarlo. Cosa accadrà

Inutile fu una reazione da parte di Torregiani che, non appena estrasse la sua pistola, fu colpito. In quell’istante gli partì un colpo accidentale che raggiunse la colonna vertebrale del figlio Alberto, costringendolo alla sedia a rotelle.

Si parla di una vera e propria esecuzione, poiché uno dei tre malviventi raggiunse Torregiani e lo finì con un colpo alla testa. Infine, i tre terroristi si diedero alla fuga.

Manuela Bortolotto

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Manuela Bortolotto

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