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Chi sono Maximilian e Vincent figli di Ibrahimovic: età e perchè hanno un altro cognome

Maximilian e Vincent sono i due figli di Zlatan Ibrahimovic. In pochi sanno che hanno un cognome diverso da quello del padre.

Andiamo a scoprire perchè e i segreti della vita privata dei due figli del campione.

Chi sono Maximilian e Vincent figli di Ibrahimovic

Maximilian e Vincent vivono in Svezia nel quartiere Östermalm in una vecchia chiesa, comprata e trasformata in una casa da Ibrahimovic.

Entrambi frequentano una scuola privata ma a differenza di quello che ci si potrebbe attendere hanno il cognome della mamma ovvero Seger.

Il motivo sarebbe legato alla volontà di far vivere a entrambi una vita serena e tranquilla, lontani dai riflettori.

Sia Maximilian che Vincent giocano a calcio nello specifico nel settore giovanile  dell’Hammarby, club di cui il padre è socio.

Maximilian è stato convocato per allenarsi e giocare con i ragazzi più bravi di tutta Stoccolma, venendo scelto con altri 83 coetanei per i provini della squadra della regione, che andrà ad affrontare le altre regioni della Svezia.

Vincent ha già partecipato nel 2019 alla Gothia Cup a Göteborg, torneo giovanile internazionale affrontato con la maglie dei Los Angeles Breakers.

Insomma entrambi stanno cercando di seguire le strada di papà Zlatan anche se raggiungere i suoi livelli sarà tutt’altro che semplice.

Proprio come Ibrahimovic senior entrambi frequentano l’Hapkido Taekwondo con ottimi risultati, come dimostra il torneo vinto da Vincent nel 2017 in cui Maxi ha conquistato il bronzo.

Il calciatore del Milan nel suo nuovo libro ha spiegato perchè i suoi figli sono stati così importanti anche dentro il rettangolo di gioco.

Anche perché i figli mi hanno dato una calma e un ritmo che prima non avevo. Fino alla nascita del primo, portavo in casa il calcio e tutta la mia rabbia. Poi sono cambiate le cose. Tornavo a casa, guardavo i bimbi e dimenticavo tutto. Ecco, loro sì che mi hanno rovesciato. Sono entrati nella mia vita e il calcio all’improvviso ha smesso di essere la cosa più importante. Contava solo che stessero bene”.

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