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Chi sono Armando Del Core e Ciro Cappuccio assassini Giancarlo Siani: età, arresto e cosa fanno oggi

Poco più di 37 anni fa, il 23 settembre, Giancarlo Siani perde la vita per mano di un’atto di camorra. Il cronista del Mattino, viene stroncato dalle mani di due assassini, sotto casa sua. Armando del Core e Ciro Cappuccino. Scopriamo qualcosa di più sugli esecutori dell’omocidio.

Armando Del Core e Ciro Cappuccio: Gli esecutori dell’omicidio di Giancarlo Siani

Giancarlo Siani, all’età di soli 25 anni, era un giornalista pubblicista che lavorava con dedizione, sperando di ottenere una posizione fissa al suo giornale, dopo anni di lavoro precario. Durante questo periodo, aveva pubblicato importanti notizie sull’evoluzione di alcuni clan camorristici verso il modello mafioso e sui legami tra questi clan e Cosa Nostra, in particolare i clan Nuvoletta e Bardellino.

Gli esecutori dell’omicidio di Giancarlo Siani sono Armando Del Core e Ciro Cappuccio, due giovani membri del Clan Nuvoletta di Marano, a nord di Napoli. Questa organizzazione, affiliata a Cosa Nostra, aveva una storia di violenza e faide che aveva causato migliaia di morti tra il 1970 e il 1983. I boss di questa organizzazione, Angelo e Lorenzo Nuvoletta, erano i mandanti diretti dell’omicidio, ma l’ordine era giunto direttamente dalla Sicilia, da Totò Riina.

La condanna degli assassini

Dopo otto anni dall’omicidio, nel 1993, si è finalmente ottenuta una svolta nelle indagini grazie alla collaborazione di Salvatore Migliorino, un magistrato della Dda di Napoli. Armando D’Alterio, il sostituto alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, aveva riaperto il caso, portando alla condanna dei mandanti (Lorenzo e Angelo Nuvoletta e Luigi Braccanti) e degli esecutori fisici (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). Anche se ancora oggi, alcuni dettagli rimangono ancora oscuri.

La verità processuale, ottenuta con grande fatica, non ha cancellato del tutto l’idea che dietro l’omicidio di Siani ci fossero altre motivazioni. Il magistrato Armando D’Alterio ha dichiarato che “quell’articolo fu solo la causa scatenante dell’omicidio”, lasciando aperte molte domande. Cosa voleva dire Siani al suo ex-direttore de l’ “Osservatorio sulla camorra”, Amato Lamberti, quando chiese un incontro per discutere di questioni che “al telefono è meglio non dire”? Cosa aveva scoperto? Perché era così preoccupato?

A distanza di tanti anni dall’accaduto, ancora oggi molte cose rimangono celate. Giancarlo Siani rimane volto della lotta contro la criminalità organizzata, il simbolo di una Napoli per bene che cerca riscatto, anche a costo della vita.

Francesca Petriccione

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