Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è uno dei simboli della lotta alla mafia. Il suo assassinio è una delle pagine più brutte della storia d’Italia.
Dalla Chiesa aveva un passato solido nel contrasto al terrorismo, in particolare contro le Brigate Rosse. Nel 1982, su nominazione del Consiglio dei Ministri, divenne il prefetto di Palermo con un compito chiaro: contrastare Cosa Nostra. Tuttavia, solo pochi mesi dopo il suo insediamento, fu assassinato in un brutale agguato, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.
Il generale e sua moglie erano in viaggio in una Autobianchi A112 quando vennero attaccati da due auto e due moto. Mentre Setti Carraro guidava, Dalla Chiesa cercò di proteggerla con il suo corpo, ma entrambi furono colpiti e uccisi sul colpo. L’agente Russo, pur tentando di difendersi, fu gravemente ferito e morì in ospedale 15 giorni dopo.
Le informazioni sul caso iniziarono a venire alla luce con la testimonianza di Tommaso Buscetta, uno degli ex mafiosi più celebri diventati collaboratori di giustizia. Buscetta rivelò che Gaetano Badalamenti, rifugiato con lui in Brasile, aveva commentato l’omicidio come un atto di audacia dei corleonesi, un potente clan mafioso guidato da Totò Riina.
All’epoca dell’assassinio di Dalla Chiesa, i corleonesi di Riina erano nel mezzo della Seconda guerra di mafia contro i clan Inzerillo e Badalamenti. Questa guerra, durata dal 1981 al 1984, vide circa 600 morti e culminò con la vittoria dei corleonesi, che in seguito avrebbero perpetrato altre famigerate stragi come quella di Capaci e via D’Amelio.
Buscetta aveva ulteriori informazioni sul destino del generale. Rivelò che Badalamenti aveva suggerito che la mafia aveva agito su richiesta di qualcuno nel mondo politico per eliminare Dalla Chiesa, visto come una figura troppo ingombrante. Questa affermazione aggiunge ulteriori complessità all’omicidio, suggerendo possibili collusioni tra la mafia e settori del potere politico.
Anche 40 anni dopo l’assassinio, molte domande rimangono senza risposta. Nonostante le testimonianze e le condanne di figure chiave come Raffaele Ganci e Nino Madonia, le circostanze che hanno portato all’invio di Dalla Chiesa in Sicilia, e la possibilità di interessi interni alle istituzioni per eliminarlo, rimangono argomenti di dibattito e speculazione.
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