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Chi erano Tenzing Norgay ed Edmund Hillary: storia vera dei primi due uomini a scalare l’Everest

Tenzing Norgay ed Edmund Hillary sono stati i primi a compiere la folle e incredibile impresa di raggiungere la cima dell’Everest, il monte più alto del mondo.

La spedizione dell’Everest del 1953

La spedizione britannica del 1953, sotto la direzione militare di Sir John Hunt, fu un’impresa estrema che coinvolse 350 portatori, 20 Sherpa e tonnellate di provviste per sostenere i dieci alpinisti scelti per raggiungere la vetta dell’Everest, la montagna più alta del mondo. Nonostante vari tentativi nel corso degli anni, l’Everest aveva “respinto” dieci grandi spedizioni fino a quel momento.

La determinazione degli inglesi

La squadra inglese, determinata a sfruttare ogni vantaggio nella primavera del 1953, ingaggiò Tenzing Norgay come loro capo Sherpa, o Sirdar, avendo già dimostrato durante una precedente spedizione con l’alpinista svizzero Raymond Lambert, di poter raggiungere altezze mai toccate da nessuno. Il trentatreenne Edmund Hillary, che aveva avuto un ruolo fondamentale all’inizio della spedizione guidando la squadra attraverso la Cascata di ghiaccio di Khumbu, era un altro forte candidato per la scalata della vetta.

Il piano di Sir John Hunt

Il piano di Sir John Hunt prevedeva due tentativi di scalata da parte di due coppie di alpinisti, con un eventuale terzo tentativo se necessario. Inizialmente, Tom Bourdillon ed Evans, un neurochirurgo, furono i primi a tentare di raggiungere la vetta. Nonostante l’inizio tardivo e i problemi di ossigeno per Evans, Bourdillon ed Evans raggiunsero la cima sud a 8,748 metri, a soli 101 metri dalla vetta, il 26 maggio alle ore 13. Ma Evans era esausto e entrambi sapevano che avrebbero terminato le scorte di ossigeno se fossero andati oltre, quindi decisero di tornare indietro.

La scalata di Hillary e Tenzing

Tre giorni dopo, Hillary e Tenzing si prepararono per scalare la vetta. Raggiunsero il vertice sud alle 9 del mattino, ma trovarono una parete di roccia di circa 12 metri di altezza prima della vetta. Con un’azione audace, Hillary si spinse tra il pilastro roccioso e il ghiaccio adiacente per superare l’ostacolo, ora noto come il Gradino Hillary. La coppia raggiunse il punto più alto della Terra alle 11.30 del mattino del 29 maggio.

Il ritorno e la celebrità

Il ritorno vide un incontro con il compagno di squadra George Lowe e un saluto leggendario da Hillary: “Beh, George, l’abbiamo battuto questo bastardo”. Hillary e Tenzing diventarono celebrità a tempo indeterminato, ma decisero di non rivelare chi tra loro due avesse calpestato la vetta per primo. Un patto che rimase in vigore fino a quando Tenzing non rivelò la storia nella sua autobiografia, “Tiger of the Snows”, che in realtà Hillary lo aveva preceduto.

Riflessioni finali

La scalata dell’Everest del 1953 rimane un punto di svolta nella storia dell’alpinismo, sia per il coraggio e la tenacia dimostrati dai suoi protagonisti che per il fascino duraturo della montagna stessa. Hillary e Tenzing avrebbero potuto mai immaginare che la loro impresa avrebbe acceso l’immaginazione di generazioni di alpinisti, trasformando l’Everest in un simbolo di sfida e conquista umana.

Gervasio Mollica

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