Teresa Borri è stata la seconda moglie di Alessandro Manzoni. Sebbene spesso sia stata oscurata dalla figura di Enrichetta Blondel, la prima moglie di Manzoni, Teresa ha avuto un ruolo significativo nella vita dell’autore de “I promessi sposi”.
Teresa Borri nacque da Cesare Borri e Marianna dei Conti Meda, entrambi provenienti da famiglie aristocratiche ma con modesti mezzi economici. Era la secondogenita e aveva due fratelli: Giuseppe, scrittore, e Giacomo, sacerdote. All’età di 19 anni, sposò il ricchissimo conte Stefano Decio Stampa, da cui ebbe un figlio di nome Giuseppe Stefano nel novembre 1819. Tuttavia, il marito morì poco dopo nel dicembre 1820 a causa di una malattia grave e invalidante.
Dopo la morte del marito, Teresa si trovò coinvolta in una lunga disputa legale con sua suocera riguardo all’eredità di Stefano. La causa si protrasse per anni, ma alla fine si giunse a un accordo e a una riconciliazione tra Teresa e sua suocera. Durante questo periodo, Teresa trascorreva spesso del tempo nella villa dei conti Meda a Canzo, insieme alla sua famiglia d’origine.
Dopo la morte di Enrichetta Blondel nel 1833, Alessandro Manzoni cadde in una profonda malinconia. I suoi amici, rendendosi conto che non era fatto per restare solo, iniziarono a cercare una moglie adatta per lui. Fu Tommaso Grossi, scrittore che viveva nella casa di Manzoni, a presentargli Teresa Borri. I due si piacquero immediatamente e poco dopo Alessandro le fece la proposta di matrimonio. Dopo una breve esitazione iniziale, Teresa accettò.
Il matrimonio tra Alessandro Manzoni e Teresa Borri si celebrò il 2 gennaio 1837, quando lui aveva 51 anni e lei 37. Teresa si trasferì nella residenza di Manzoni a via del Morone, insieme al figlio Stefano.
Il rapporto tra Alessandro e Teresa si rivelò solido: lei lo ammirava profondamente e considerava un onore essere sua moglie. Tuttavia, le relazioni con la famiglia di Alessandro non furono altrettanto armoniose. Alla sua entrata nella famiglia Manzoni, Teresa si trovò di fronte a Giulia Beccaria, suocera di Alessandro, e ai figliastri di lui: Pietro, Cristina, Sofia, Enrico, Vittoria, Filippo e Matilde.
Teresa non ebbe una buona relazione con la suocera e i figliastri. In particolare, entrò in conflitto aperto con la suocera Giulia Beccaria, rendendo gli ultimi anni della anziana donna molto difficili. Tommaso Grossi, nonostante fosse stato uno dei principali sostenitori del matrimonio tra Alessandro e Teresa, preferì lasciare la residenza di via del Morone dopo qualche tempo.
Alessandro Manzoni e Teresa avevano un legame forte e affettuoso. Teresa nutriva una grande venerazione per l’autore de “I promessi sposi” e lo considerava un onore essere sua moglie. Nonostante le difficoltà familiari, Teresa rimase una consorte devota e affettuosa nei confronti di Alessandro. Era in grado di ascoltarlo quando lui parlava di Enrichetta, la sua prima moglie che aveva lasciato un’impronta indelebile nel cuore di Manzoni.
Dove Teresa fallì o volle fallire, fu nella gestione dei rapporti con la nuova famiglia di Alessandro. Non riuscì a instaurare buoni rapporti con i figliastri e, in particolare, respinse Vittoria e Matilde, che dovettero rimanere in collegio fino a un’età avanzata e successivamente si trasferirono in Toscana per sfuggire all’atmosfera invivibile della casa. Solo Filippo, il figlio minore di Alessandro, riuscì a ottenere l’affetto e l’approvazione di Teresa.
Gli anni passarono e nel 1844 Teresa sembrò ammalarsi di un tumore che si rivelò essere una gravidanza. Nacquero due gemelline, ma purtroppo non sopravvissero. Dopo il parto, la salute di Teresa si deteriorò ulteriormente e la sua condizione peggiorò significativamente. Nel 1848, durante il biennio rivoluzionario, Alessandro e Teresa si trasferirono nella villa di Teresa a Lesa, nello stato sabaudo. In questo periodo, Alessandro attraversò difficoltà economiche, ma il sostegno finanziario di Teresa fu di grande aiuto.
Teresa era da sempre ipocondriaca, ma a partire dal 1845, dopo il parto delle gemelline, la sua salute iniziò a declinare in modo irreversibile. Rimase su una sedia a rotelle e le sue gambe si atrofizzarono. Non si riprese mai da quel parto inaspettato e la sua salute continuò a deteriorarsi nel corso degli anni. Morì il 23 agosto 1861.
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