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Chi era Rita Atria: storia vera, sorella, fidanzato, mafia e cause della morte

La vita di Rita Atria, così come la sua morte, sono tristemente legate alla mafia e alla sua famiglia. E’ stata un esempio di coraggio e senso della giustizia.

L’infanzia di Rita e il legame con la mafia

Rita Atria nacque nel 1974, figlia di Vito Atria, pastore affiliato a Cosa Nostra, e di Giovanna Cannova. All’età di soli undici anni, Rita perse il padre, ucciso in un agguato. A seguito della tragica perdita, si legò strettamente al fratello Nicola, anch’egli affiliato alla mafia, e alla moglie di lui, Piera Aiello. Dalle intime confidenze con Nicola, Rita prese consapevolezza degli affari e delle attività mafiose a Partanna, paese della Sicilia occidentale.

La morte di Nicola e la decisione di Rita

Nel giugno del 1991, Nicola fu assassinato. Piera Aiello, che era presente al momento dell’omicidio, decise di denunciare i due assassini e collaborare con la polizia. Seguendo l’esempio della cognata, nell’ottobre dello stesso anno, Rita, all’età di 17 anni, decise di rivolgersi alla magistratura in cerca di giustizia per quegli omicidi. Il giudice Paolo Borsellino, procuratore di Marsala, fu il primo a raccogliere le sue rivelazioni, e divenne una figura paterna per Rita. Le testimonianze di Rita e Piera permisero l’arresto di numerosi mafiosi e l’avvio di un’indagine su Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna.

La morte di Rita

Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, in cui perde la vita il giudice Borsellino, Rita decise di porre fine alla propria vita, gettandosi dal sesto piano di un palazzo di viale Amelia 23, a Roma, dove viveva segretamente. La sua decisione scosse profondamente l’opinione pubblica e la sua sorella Anna, che successivamente si trasferì a vivere a Roma.

Rita Atria: un’eroina per molti

Nonostante le difficoltà e i sacrifici, tra cui l’abbandono della madre che la ripudiò e distrusse la sua lapide dopo la sua morte, Rita Atria viene ricordata da molti come un’eroina. La sua vita è un esempio di coraggio e di crescita interiore, che la portò dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita e Piera non possono essere definite “pentite”, ma piuttosto testimoni di giustizia, figura riconosciuta dalla legge n. 45 del 13 febbraio 2001.

Il ricordo di Rita Atria

Il ricordo di Rita Atria perdura non solo nelle memorie di chi l’ha conosciuta, ma anche in luoghi tangibili. Un esempio è il capannone confiscato alla criminalità a Calendasco, in provincia di Piacenza, a lei intitolato e inaugurato il 12 maggio 2018 alla presenza di don Luigi Ciotti. Rita Atria rappresenta un simbolo di resistenza e di ricerca di giustizia, un monito perenne contro la criminalità organizzata e l’impunità

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