Chi era Masha Johnson, la drag queen a cui Google ha dedicato un doodle

Marsha P. Johnson (24 agosto 1945 – New York, 6 luglio 1992) è stata un’attivista statunitense, autodefinitasi drag queen.

Nota per la sua importante partecipazione al movimento per i diritti LGBT negli Stati Uniti, Johnson è ritenuta una delle presenze più rilevanti nei moti di Stonewall del 1969.

Chi era Masha Johnson, la drag queen a cui Google ha dedicato un doodle

Johnson è nata come Malcolm Michaels Jr. il 24 agosto 1945 a Elizabeth, nel New Jersey. Iniziò a indossare abiti femminili all’età di cinque anni, ma per un periodo di tempo fu costretta a evitare di vestirsi in questo modo per non incorrere nelle molestie dei ragazzi che vivevano nel suo quartiere.

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Dopo essersi diplomata a Elizabeth nel 1963, si trasferì a New York con solo 15 dollari in tasca e un sacco di vestiti. Nel 1966 si spostò nel Greenwich Village dove lavorava come cameriera.

Inizialmente Johnson utilizzava il nome “Black Marsha”, ma in seguito decise di farsi chiamare “Marsha P. Johnson”, prendendo “Johnson” dal ristorante Howard Johnson sulla 42ª strada. “P.”

Johnson si identificava variabilmente come gay, come travestito e come “queen” (riferendosi al termine drag queen).

Dal 1972 fino agli anni ’90 Johnson si esibì come membro della troupe Hot Peaches, una compagnia newyorkese di drag queen. Nel 1973 Johnson interpretò il ruolo di “The Gypsy Queen” in The Enchanted Miracle, una produzione degli Angels of Light sulla cometa Kohoutek.

Nel 1975 Johnson fu fotografata dall’artista Andy Warhol, come parte della serie di polaroid Ladies and Gentlemen. Diventata un’attivista per la prevenzione dell’AIDS, Johnson apparve nello stesso anno anche nella produzione delle Hot Peaches The Heat, cantando la canzone Love mentre indossava una spilla dell’organizzazione ACT UP con la scritta “Silence = Death” (Silenzio = Morte).

Nel 1972, Johnson e Sylvia Rivera fondarono la STAR House, un rifugio per ragazzini gay e transessuali, pagando l’affitto con il denaro che guadagnavano prostituendosi. Johnson lavorò per fornire cibo, vestiti, supporto emotivo e per dare un senso di famiglia alle giovani drag queen, le donne transgender, le persone genderqueer e agli altri ragazzi gay che vivevano a Christopher Street, o nella loro casa nel Lower East Side a New York.

Nel 1966, Johnson viveva per strada e si prostituiva per sopravvivere. A causa del suo lavoro come prostituta fu arrestata molte volte  e una volta, alla fine degli anni ’70, fu anche colpita con un’arma da fuoco. Johnson raccontò di aver avuto una prima crisi mentale nel 1970.

Al momento della sua morte, nel 1992, secondo Wicker, si diceva che Johnson fosse sempre più malata e in un fragile stato mentale.

Poco dopo il gay pride del 1992, il corpo di Johnson fu scoperto mentre galleggiava nel fiume Hudson. La polizia inizialmente dichiarò la morte un suicidio, ma gli amici di Johnson e altri membri della comunità locale insistettero sul fatto che Johnson non avesse tendenze suicide, facendo anche notare che la parte posteriore della testa di Johnson riportava “un’enorme ferita”.